“La cosa più vergognosa è censurare la parola ‘vecchia’. Io non sono orgogliosa di esserlo, perché poi si muore. Però almeno nominateci. La mia treccia? È finta, mi rende meno antipatica”: così Barbara Alberti

“Intanto chiamiamole vecchie. La cosa più vergognosa è censurare la parola ‘vecchia’, come se fosse offensiva a priori. Quando ti dicono ‘grande’, ‘matura’… ma grande un cazzo”. A parlare è Barbara Alberti, intervistata da Vanity Fair. La domanda riguarda Aurora Quattrocchi, premiata con un David di Donatello, e il riconoscimento del talento delle attrici più anziane. Ma Alberti respinge qualsiasi eufemismo: “Siamo vecchie. Io non sono orgogliosa di essere vecchia, mi secca da morire, perché poi si muore. Però almeno nominateci. Detto questo, non starei a cercare sempre segnali sociologici. Hanno premiato il talento, e il talento, che uno abbia dodici anni o novanta, è sempre una cosa buona”.

Nel corso della lunga conversazione con Vanity Fair, Barbara Alberti affronta molti argomenti, tra aneddoti personali, politica, letteratura, attualità e riflessioni sul presente. La scrittrice affronta anche il tema della condizione femminile e non nasconde il proprio pessimismo sui progressi compiuti negli ultimi decenni: “Ci avete fregato del tutto. Prima eravamo schiave in casa, adesso facciamo tutto: lavoriamo, mandiamo avanti la famiglia, e la famiglia continua a pesare sulle donne. Non è stato creato nulla per aiutare davvero le donne in un Paese che si sta spopolando”.

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