Libera Asti presenta un dossier sulla percezione di mafie e corruzione: il primo passo per una maggior consapevolezza

di Gionata Borin e Simone Barbiero

Alla fine del 2024 Libera ha presentato il dossier nazionale Linea Libera. Estorsione, usura e corruzione. Conoscere per contrastarle, un’indagine sulla percezione e l’esperienza degli operatori economici su mafie e corruzione in tre città campione: Torino, Firenze e Napoli. Nell’estate del 2025, il coordinamento provinciale di Libera Asti ha deciso di replicare la ricerca su base provinciale.

Sono stati distribuiti 400 questionari anonimi nei quattro principali comuni del territorio: Asti, Nizza Monferrato, Canelli e San Damiano d’Asti. La ricerca ha coinvolto i settori del commercio, manifattura, servizi e, in aggiunta rispetto al modello nazionale, l’agricoltura, comparto chiave dell’economia astigiana. La validazione scientifica è stata curata dai sociologi astigiani Renato Grimaldi ed Enrico Ercole, entrambi docenti universitari in metodologia della ricerca sociologica.

Perché questa ricerca ad Asti?
Le mafie e la corruzione alterano il mercato, attuano una concorrenza sleale e creano barriere per gli operatori economici che vogliono “competere” in maniera onesta e trasparente. Anche il contesto economico non aiuta: crisi di liquidità delle imprese e il rischio sovraindebitamento possono portare ad agevolare l’insediarsi di reti criminali che applicano il cosiddetto “welfare sostitutivo mafioso”, offrendo prestiti a usura come risposta immediata alle lungaggini burocratiche dello Stato, creando un iniziale consenso intorno a loro.

Sul piano giudiziario, inchieste degli ultimi decenni come “Albachiara” e soprattutto “Barbarossa” hanno accertato la presenza di una locale di ’ndrangheta nell’Astigiano. Altre indagini hanno svelato realtà criminali dedite a spaccio di droga, estorsione e usura che, pur non rientrando formalmente nell’art. 416 bis CPP, avevano contatti o rapporti con esponenti del crimine organizzato di stampo mafioso.

I risultati del dossier
Dei 400 questionari distribuiti, ne sono stati restituiti compilati 245 (61%), ottimo risultato dato il tema trattato. I dati mostrano una forte divaricazione tra la percezione dei reati e le denunce reali: più il comune è piccolo, più gli esercenti si sentono al sicuro. Tra i fenomeni più citati emergono i reati da cronaca spicciola (furti, spaccio, risse, vandalismo). Al contrario, è molto bassa la percezione di estorsione e usura, fenomeni che invece sono stati al centro di operazioni delle forze dell’ordine con arresti e confische milionarie ad Asti e provincia. Inoltre, la mafia viene percepita soprattutto come apparato violento, mentre resta poco conosciuto il suo aspetto relazionale con la cosiddetta “zona grigia”: politica, imprenditoria e professionisti.

Un dato poco rassicurante, in un periodo storico in cui le mafie, scegliendo la strategia della “sommersione”, applicano la violenza come extrema ratio, consapevoli che il silenzio riesce a garantire e facilitare i loro affari illeciti. Il rischio quindi potrebbe essere quello di non avere la consapevolezza della loro presenza nel sistema socioeconomico di un territorio. Altro dato allarmante è quello sulle tutele e i benefici finanziari per chi denuncia: oltre il 77% degli intervistati dichiara di “non conoscere per nulla” tali tutele previste dalla legge.

Le proposte di Libera Asti
Presentato il 29 maggio presso la Sala Consiliare della Provincia, il dossier ha spinto Libera Asti a lanciare due iniziative concrete:
– Un tavolo tecnico territoriale riservato alle Istituzioni per la prevenzione, la sensibilizzazione e l’informazione su mafie, usura, estorsione e corruzione.
– La promozione di “Linea Libera”, un servizio telefonico gratuito (800.58.27.27) che offre ascolto, supporto e accompagnamento alla denuncia per vittime e testimoni.

Il dossier “Linea Libera Asti”, integralmente finanziato dal coordinamento di Libera Asti, rappresenta il primo passo di un lavoro volto a contribuire nel rendere la cittadinanza astigiana più consapevole sui rischi di penetrazione criminale nel tessuto economico locale.

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