L’ultima bufala dei pannelli fotovoltaici che causano gli incendi

Vi ricordate di quando Willy il Coyote, il personaggio dei cartoni animati, continua a camminare per un po’ prima di accorgersi di essere sospeso in aria, e solo allora cade nel crepaccio? E’ una scena che prende in giro quelli che sono convinti che il mondo debba andare secondo le loro teorie, come tipicamente fanno i politici.

La fisica sballata di Willy Coyote non si applica solo alla forza di gravità. Ne vediamo un gran numero di esempi recenti, come quando si accusano le bolle di calore create dagli impianti fotovoltaici di aver causato i recenti incendi in Sardegna e altrove. E’ veramente possibile? In pratica, no, ma bisogna entrare un po’ nei dettagli per capire come stanno le cose.

Per prima cosa, ogni oggetto esposto al sole—dai pannelli fotovoltaici a una roccia—si scalda in base a quanta luce assorbe e quanta ne riflette. I pannelli solari sono fatti apposta per assorbire il massimo possibile dell’energia solare; per questo sono molto scuri. Tipicamente, riflettono meno del 10% della luce che ricevono. Quindi, tendono a scaldarsi di più di quasi tutte le superfici comuni.

C’è un fattore in più con i pannelli fotovoltaici. Parte della radiazione assorbita, circa il 20%, si trasforma in energia elettrica, quindi non genera calore localmente. Questo ha causato una certa confusione nelle varie discussioni, ma, attenzione: se è vero che questo effetto esiste, è anche vero che l’energia si deve conservare. Il calore che non si forma all’interno del pannello viene rilasciato quando l’energia elettrica viene utilizzata. Nemmeno Willy il Coyote può battere la termodinamica.

Quindi, cosa succede con gli impianti fotovoltaici a terra? Qui entra in gioco la parola “dipende” che non si può usare in politica, dove tutto deve essere buono o cattivo. L’effetto dei pannelli dipende da cosa c’era sotto prima: erba, cemento, roccia, o cosa? Nel caso di impianti a terra, ovviamente, nessuno semplicemente appoggia i pannelli sull’erba. Si appoggiano su dei sostegni e l’erba continua a crescere al di sotto. Se si mettono a una certa altezza, si parla di “agrivoltaico” dove l’ombreggiatura dei pannelli fa crescere meglio le piante. Notate anche che negli impianti i pannelli non coprono mai al 100% il terreno sottostante.

In pratica, si può misurare dai satelliti che l’aumento dell’assorbimento di luce generato localmente dagli impianti a terra è molto modesto, circa l’1%. Il piccolo effetto riscaldante che ne deriva viene ripagato, in meno di un anno di funzionamento, dalle emissioni di gas serra che l’impianto evita.

Ritorniamo ora alla domanda da cui siamo partiti. Potrebbero i pannelli favorire gli incendi boschivi? E’ possibile: tutti gli impianti elettrici possono causare incendi per via del surriscaldamento di qualche componente. Ma potrebbe succedere a causa del riscaldamento locale, come si continua a dire in questi giorni? In pratica, no. Per l’autocombustione di legno o erba secca occorrono almeno 200-300°C mentre la superficie di un pannello sotto il sole d’agosto arriva al massimo intorno ai 70°C. Infatti, non esiste nessun caso documentato di una cosa del genere al mondo.

Allora, da dove viene questa accusa contro il fotovoltaico? E’ successo che alcuni impianti sono stati colpiti da incendi boschivi innescati altrove, tipicamente dai soliti piromani, o dall’incuria. Poi, qualcuno ha visto le foto dei pannelli in mezzo alle fiamme e ha invertito la causa con l’effetto.

Il dibattito politico funziona così: si cerca sempre qualcuno o qualcosa a cui dare la colpa, senza far troppo caso alla realtà. E’ la strategia di Willy il Coyote che cerca di negare l’esistenza della forza di gravità, e poi si ritrova a cadere da una rupe. Ma Willy è un personaggio dei cartoni animati: comunque vada, sopravvive e ricomincia da capo. Nel nostro caso, dovremmo stare molto più attenti a non negare l’utilità dell’energia rinnovabile per mitigare il riscaldamento globale.

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