Marine Le Pen e le presidenziali 2027, ecco le 5 ore per decidere
Cinque ore per decidere il proprio destino politico. Marine Le Pen dirà stasera al tg delle 20 di TF1 se sarà candidata o no alle elezioni presidenziali del 2027: sul piano giuridico nulla glielo impedisce. Nel processo sulla frode ai danni del Parlamento Ue, la Corte d’appello di Parigi ha confermato oggi che Marine Le Pen è colpevole di appropriazione indebita di fondi pubblici europei e l’ha condannata a tre anni di prigione, di cui due con la condizionale e uno da scontare con il braccialetto elettronico, più 100 mila euro di multa. Si aggiunge una pena d’ineleggibilità di 45 mesi, di cui 30 con sospensione condizionale, più clemente di quella pronunciata in primo grado. I giudici considerano quindi che il periodo di ineleggibilità di Marine Le Pen è di fatto “già stato scontato”, restituendole così la possibilità di candidarsi. Ma sarebbe la prima candidata alla presidenza della Repubblica a fare campagna con il braccialetto elettronico al piede.
Proprio alcuni giorni fa, la stessa Le Pen aveva fissato una linea rossa apparentemente invalicabile: “Non farò campagna elettorale con il braccialetto elettronico – aveva dichiarato su LCI -. Per candidarsi alla presidenza bisogna essere totalmente liberi di muoversi. Rifiuterei di dipendere dalle autorizzazioni dei giudici”. Una posizione ribadita nonostante, secondo indiscrezioni trapelate dal partito, diversi dirigenti del RN avessero tentato di convincerla a non precludersi questa possibilità. Se resterà fedele alle proprie parole, non entrerà nella corsa per l’Eliseo e scatterà allora il piano B, mai così concreto prima d’ora: il candidato sarà cioè Jordan Bardella, il delfino giovane e ambizioso, attuale presidente del Rassemblement National, che avrà solo 31 anni nel 2027. Da mesi Bardella viene preparato all’eventualità di sostituire la sua mentore nella corsa all’Eliseo.
Durante la lettura della sentenza Marine Le Pen è rimasta impassibile. “I fatti sono gravi”, ha ripetuto più volte la presidente della Corte di Parigi, tanto per “l’ammontare” della fronde che per il “tempo durante il quale si sono ripetuti”. Il processo riguardava il “sistema” con cui tra il 2004 e il 2016 il Front National, poi Rassemblement Nationale, ha remunerato con fondi Ue finti assistenti di europarlamentari, che in realtà lavoravano a Parigi per il partito, all’epoca in gravi difficoltà finanziarie, dirottando quindi i fondi dell’Ue. La Corte ha riconosciuto che non c’è stato da parte di Marine Le Pen alcun “arricchimento personale”, ma ha anche sottolineato che “i fondi europei sono fondi pubblici” e che “la definizione dei compiti degli assistenti parlamentari europei è chiara e prevedibile”. Contemporaneamente Bardella seguiva la lettura della sentenza dalla sede nazionale del RN a Parigi. Negli ultimi tempi, la sua popolarità ha toccato un altro picco: l’ultimo sondaggio Odoxa, realizzato ad una settimana dalla sentenza, ha registrato per lui il 40% di opinioni favorevoli. L’Ifop lo piazza a sua volta in testa al primo turno del 18 aprile 2027 col 36%. Fino a oggi Bardella candidato sembrava uno scenario imposto dai giudici. Ma ora dipende soprattutto dalla decisione di Marine Le Pen che, a 57 anni, si sta giocando oggi la sua quarta candidatura all’Eliseo.
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