Messi fa tripletta, Cristiano Ronaldo sparisce e il Portogallo si divide: “È ora di farsi da parte”

Non sappiamo se sia stato l’input di un algoritmo o un piano ben preciso, ma il calendario del mondiale ha fatto scendere in campo, nel giro di 24 ore, gli uomini migliori del calcio attuale: Mbappé, Haaland, Messi, Cristiano Ronaldo e Kane in ordine cronologico. Mbappé ha firmato una doppietta decisiva per stroncare le velleità del Senegal (3-1). Haaland ha risposto con due gol all’Iraq (è finita 4-1) che portano il suo bottino a quota 57 in 51 partite: ai confini della fantascienza. Messi ha calato un tris contro l’Algeria, nel giorno della sua presenza numero 200 in nazionale, vent’anni esatti dopo il suo esordio nella Coppa del Mondo, per un totale di 120 centri con la maglia dell’Argentina. Harry Kane ha trascinato l’Inghilterra nel 4-2 sulla Croazia e anche per lui ci sono cifre importanti: 81 reti in 115 match con i Tre Leoni. Unico assente, letteralmente non pervenuto, Cristiano Ronaldo, 41 anni compiuti il 5 febbraio scorso: un fantasma nell’1-1 del Portogallo contro la RD del Congo, in uno stadio, quello di Houston, inondato dalle maglie numero 7. La Gazzetta dello Sport, per dire, gli ha rifilato un sonoro 4,5 nelle pagelle.

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Conoscendo il soggetto e il suo ego smisurato, la botta è stata pesante. Steccare, mentre gli altri giganti lasciavano il segno e il mondo s’inchinava di fronte alla classe divina di Leo Messi, è stato insopportabile per CR7. Senza giri di parole: è stato una zavorra per una squadra che ha talento da vendere dalla metà campo in su. A un certo punto, ha sottratto persino dai piedi di Bruno Fernandes un pallone importante, per sporcarlo come nelle altre due occasioni in cui Ronaldo è uscito dalla sua bolla. La stampa portoghese per ora non ha il coraggio di affondare i colpi, ma qualche segnale di ribellione a uno strapotere che sta condizionando da anni la Seleçao inizia ad affiorare. Scrive O Pùblico: “La nazionale, che ha mostrato una grande mancanza di verticalità, è stata tenuta in ostaggio dai movimenti individuali di Conceição e dalla fiducia riposta in Ronaldo. Ma la fiducia non basta, tanto meno nel Ronaldo di oggi”. A Bola fa parlare gli altri: vedi Thierri Henry che su Fox dice “Ronaldo vuole segnare e ruba il pallone a Bruno Fernandes”, oppure cita la stampa internazionale, secondo la quale il ct Roberto Martinez, sotto processo per l’esordio sbiadito, avrebbe dovuto sostituire CR7.

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Lui, il diretto interessato, diventato il giocatore più anziano a indossare la maglia della nazionale, con l’aria tra il deluso e il seccato, si è limitato a dire: “Cosa è mancato? Nulla, questo è il calcio. Il Portogallo avrebbe potuto vincere, ma avrebbe anche potuto perdere. Non è stato il debutto che volevamo, ma il mondiale non finisce dopo la prima partita. Ora testa alta e concentrazione massima sulla prossima gara”. Sui siti dei giornali e sui social, alta marea. Sintesi: “Cristiano sei stato grande, ma è giunta l’ora di farti da parte. La tua presenza sta diventando un problema serio per il Portogallo. Non si può giocare in dieci”.

CR7 ha dovuto incassare anche l’ironia dei tifosi della Repubblica Democratica del Congo: hanno intonato più volte il nome di Messi. Nell’eterna sfida a distanza tra i due, alla sesta partecipazione al mondiale, la sensazione è che, sfottò a parte, l’argentino sia considerato ancora un fuoriclasse in piena attività, mentre il portoghese sia giudicato un campione spremuto che non ha più nulla da dare e farebbe bene a chiamarsi fuori per non macchiare con un finale triste una carriera formidabile. CR7 non ha però intenzione di mollare. Il 23 giugno il Portogallo gioca contro l’Uzbekistan, battuto (3-1) dalla Colombia: per CR7 e per Martinez siamo già alla resa dei conti.

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