Mi vergogno di essere un maestro di questa Scuola: chiedo scusa ai bocciati!
Ho saputo che R., 12 anni, è stato bocciato perché quest’anno è andato poco a scuola e perché quando andava non “aveva voglia”.
Ti ho conosciuto caro R., eri un bambino simpatico, dallo sguardo vispo, con una sana curiosità.
Certo non ho mai immaginato che diventassi il primo della classe e un domani un avvocato, un chirurgo ma sognavo solo che diventassi un cittadino onesto, altruista, sensibile. E invece ti hanno bocciato.
Ma son venuti a casa tua a chiederti perché non venivi a scuola? Hanno visto quanti libri hai in casa? Sanno dove vai in vacanza? Ti hanno chiesto qualche volta “come stai?”. Forse credono ancora che ci siano quelli che “hanno voglia” e i “lazzaroni”?
Sai caro R. mi vergogno di essere un maestro di una Scuola (quella italiana) che ancora boccia.
Tu e gli altri bocciati non lo conoscete ma una volta c’era un maestro che era anche prete che pubblicò un libro con i suoi ragazzi dal titolo “Lettera a una professoressa”: si chiamava don Lorenzo Milani.
Il priore – come lo chiamavano i suoi studenti – aveva scritto: “La scuola ha un problema solo. I ragazzi che perde. Dite di aver bocciato i cretini e gli svogliati. Allora sostenete che Dio fa nascere i cretini e gli svogliati nelle case dei poveri. Se si perdono i ragazzi più difficili, la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati”.
E sai, caro R, che riforme proponeva questo maestro prete considerato un pazzo? “Non bocciare; dare la scuola a tempo pieno a quelli che sembrano cretini e uno scopo agli svogliati”. I tuoi insegnanti e il tuo preside questa lettera probabilmente non l’hanno letta o forse è un libro che hanno messo nel cassetto altrimenti non ti avrebbero bocciato.
Ma sai caro R. che ormai in questa Scuola se anch’io dico qualcosa che non va bene ai “capi”, mi bocciano, mi fanno la nota?
Stasera, però, a te e a tutti gli altri bocciati, voglio chiedere scusa.
Se potete accettate le scuse di un maestro che vuol bene ai ragazzi prima che alla Scuola.
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