Mondiali, la finale per SuperRicchi: tutti alla stadio in jet ed elicottero, l’aeroporto è sold out. I biglietti da 2 milioni e i Van per vip di Infantino
Tutto esaurito. No. Non lo stadio della finale mondiale, quella non sarebbe una notizia, si è sempre giocato dentro stadi pieni. Sold out l’aeroporto di Teterboro, solo sei miglia di distanza dal MetLife Stadium nel New Jersey, appunto quello della finalissima. È uno scalo che non ospita voli di linea, ma soltanto privati o commerciali. Ebbene tutti gli slot disponibili per domenica 19 sono già stati prenotati, così come tutti i 19 hangar dello scalo sono già stati subaffittati. Sarà l’elicottero, quando non direttamente l’aereo personale o aziendale, il mezzo di trasporto più utilizzato per recarsi allo stadio a vedere l’ultimo atto di questo Mondiale per SuperRicchi.
I treni sono ridotti ai minimi termini e comunque a prezzi irragionevoli. Praticamente cancellati i bus di linea, costretti i taxi, gli Uber e comunque tutti i servizi di auto a noleggio a fermarsi ad almeno due chilometri dai cancelli d’ingresso. Per arrivare all’impianto di East Rutherford da Manhattan, o comunque da New York e dalle aree limitrofe, restano il volo oppure i bus e i van di lusso messi a disposizione dalla Fifa per le delegazioni ufficiali, i clienti più importanti o comunque i Vip che possono avere un canale privilegiato con la banda Infantino. A pagamento anche loro, naturalmente.
Un migliaio di dollari per avere il Mercedes-Benz Sprinter, con autista con ricamo sul petto “Fifa World Cup 2026” e una misteriosa Q sul parabrezza della vettura, per fare quella decina di chilometri che separano l’aeroporto dall’ingresso tribuna. Dopo averne pagati mediamente 6mila per un volo per quattro persone in elicottero da Manhattan della lunghezza di quattro minuti. Per gli americani che sono già in vacanza negli Hamptons il costo è un po’ maggiore: 10mila dollari, ma l’elicottero è leggermente più grande. Tariffe triple rispetto ai giorni normali. Per chi invece viaggia con il suo elicottero o con il suo aereo, il noleggio per un solo giorno di un hangar dove ricoverarlo durante la partita è di circa 10mila dollari.
Del resto che cosa volete che sia per chi ha pagato magari 32.970 dollari per un posto in prima fila, 11mila per quelli meno in vista del primo anello, da 4mila a 7.500 per il secondo anello e più di 2mila per il terzo anello? Sempre che li abbiano presi per tempo. Perché sul mercato di rivendita gestito direttamente della Fifa ora i prezzi sono ovviamente di molto aumentati per quei pochissimi biglietti rimasti (i più popolari, si fa per dire, si trovano a 5.785 dollari) mentre sui mercati secondari (praticamente i bagarini) sono arrivati nientemeno che a 2 milioni di dollari (!) per i posti migliori e a oltre 32mila dollari per i sedili più scomodi e lontani dal campo.
I tifosi normali perciò saranno davvero pochi, gruppi di turisti benestanti che arriveranno per incitare la Spagna, un po’ più di argentini e poi tutti i SuperRicchi di cui si diceva e moltissimi altri che in realtà beneficeranno di regali in quanto dipendenti di aziende con fatturati extra-large o clienti degli sponsor della manifestazione. Non mancheranno nemmeno avvocati e impiegati di studi legali che hanno collaborato con i comitati organizzatori locali dei Mondiali pro bono, in cambio però di numerosi biglietti gratuiti. Tutti comunque ben disposti a entrare anche nella parte dei figuranti, vestendo magari la maglietta della squadra che sta più simpatica e sostenendola durante la partita. Un po’ quello che era successo quattro anni fa in Qatar.
Per darvi un’idea più precisa di cosa stiamo parlando, ecco un paio di esempi. 1) Lo Sky Box più prestigioso del MetLife Stadium, situato nel secondo anello all’altezza del centrocampo, è stato affittato per 8 milioni di dollari per tutta la durata della competizione; il New York Times ha calcolato che riempiendolo tutto per tutte e otto le partite disputate nel New Jersey ogni posto di quella suite è costato ogni volta 19.230 dollari. 2) Una banchiera d’affari ha dovuto scrivere un lungo memorandum per persuadere i suoi capi a lasciarle usare un biglietto, peraltro non per la finale, ricevuto in dono da un cliente: l’ufficio compliance le aveva fatto sapere che un posto all’undicesima fila era così costoso da dover mettere in moto una procedura per sospetto di violazione delle norme anti-corruzione.
Anche considerato che il reddito medio a New York, ma pure nella maggior parte delle città Usa, non è paragonabile ai nostri stipendi – il consolato italiano qualche mese fa non riusciva ad assumere alcuni autisti di cui aveva bisogno perché il tetto fissato dalla Farnesina era di 4mila dollari al mese e con 4mila dollari a Manhattan non si vive – è chiaro che questo Mondiale ha riempito sì tutti gli stadi per tutte le partite, ma grazie a meccanismi di vendita e collocazione dei biglietti che hanno impedito alla gente normale di poterselo gustare dal vivo.
Pochissime le iniziative per venire incontro alle esigenze di chi SuperRicco non è. In alcuni casi si è trattato di pure operazioni di marketing. Hanno coinvolto società e venture capitalists pronti a investire cifre anche rilevanti, naturalmente facendolo subito sapere con pubblici comunicati: “Abbiamo deciso di fare un regalo a molte persone che lavorano per noi e amano il calcio, ma che non potevano permettersi di andare allo stadio”. Più rare le iniziative politico-sociali del tipo di quella di cui si è reso protagonista il nuovo sindaco di New York, Mamdani, che ha raggiunto un accordo con la Fifa per riservare mille biglietti a 50 dollari l’uno ai residenti meno abbienti, assegnati tramite una lotteria gestita dal Comune.
Mille biglietti calmierati su oltre 6 milioni e mezzo di spettatori totali negli stadi…
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