Morte di Abderrahim Fakir a Bologna, la Procura apre il fascicolo “45 bis”. “Fatti più estesi rispetto ai video”
Un fascicolo per chiarire ogni passaggio dell’intervento, senza per ora alcun indagato. La Procura di Bologna, guidata da Paolo Guido, ha aperto un procedimento per ricostruire le circostanze e le cause della morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto in via Svevo, nel quartiere Pilastro, durante un intervento della polizia. Il procedimento è stato iscritto nell’apposito registro “45 bis”, quello destinato alle annotazioni preliminari, nel quale vengono indicati i nomi delle persone coinvolte in un fatto che potrebbe configurare un reato commesso in presenza di una possibile causa di giustificazione. Una nuova procedura prevista dalla normativa e che, secondo quanto emerge, sarebbe alla sua prima applicazione.
Gli accertamenti “terranno conto dell’intero sviluppo dei fatti (di più ampia estensione temporale rispetto al video sino ad ora diffuso in rete, pure acquisito da quest’ufficio) e dell’intervento degli operatori sia delle forze dell’ordine sia del personale sanitario”. Nel contesto dell’iscrizione nel registro per le annotazioni preliminari, previsto dalle nuove norme del decreto sicurezza, “saranno svolte tutte le necessarie indagini con le dovute garanzie di legge, a partire dagli accertamenti di natura medico-legale, allo scopo di pervenire in tempi rapidi (e previsti dalla normativa di recente entrata in vigore) alla completa ed esaustiva ricostruzione dei fatti”.
Non ci sono persone formalmente indagate. Si tratta di un passaggio tecnico che consente agli investigatori di procedere con gli accertamenti necessari per ricostruire quanto accaduto durante le diverse fasi dell’intervento, individuando eventuali profili di rilievo penale solo al termine delle verifiche. Al centro dell’inchiesta ci sono innanzitutto le immagini. La Procura acquisirà e analizzerà tutti i filmati disponibili: dalle bodycam degli agenti intervenuti alle riprese realizzate dai presenti, fino al video diffuso dai familiari della vittima. L’obiettivo è ricostruire la sequenza completa degli eventi, andando oltre i frammenti circolati sui social e chiarendo cosa sia accaduto prima, durante e dopo il momento del contenimento.
Anche le condizioni di salute della vittima saranno oggetto degli approfondimenti. Secondo quanto riferito dai familiari e da alcune persone che lo conoscevano, Fakir soffriva di problemi cardiaci e di asma ed era già stato ricoverato in passato. Gli accertamenti medico-legali dovranno stabilire se eventuali patologie pregresse abbiano avuto un ruolo nella morte. E le indagini accertare se il 42enne fosse agitato perché si sentiva male e non era in grado di chiedere aiuto. Uno stato di agitazione dovuto appunto all’impossibilità di chiedere soccorso.
La ricostruzione della Procura dovrà quindi intrecciare più elementi: la dinamica dell’intervento di polizia, le modalità del contenimento, i tempi dell’arrivo dei soccorsi, le condizioni fisiche dell’uomo e il contenuto delle immagini acquisite. La priorità degli investigatori è ricomporre quei minuti finali della vita di Abderrahim Fakir sulla base di dati completi e verificabili, in attesa che gli accertamenti tecnici chiariscano cosa sia realmente accaduto in via Svevo.
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