“Non si può vivere di sassi”: le immagini impressionanti delle file chilometriche di turisti in coda per le Tre Cime di Lavaredo sono virali, lo sfogo dell’assessore

Il profilo inconfondibile di roccia chiara che si staglia contro il cielo fa delle Tre Cime di Lavaredo, al confine tra Veneto e Alto Adige, una delle cartoline naturali più ricercate al mondo. Un paesaggio iconico delle Dolomiti che oggi si ritrova a fare i conti con le dinamiche del turismo digitale e dell’obbligo del ricordo fotografico. Nei giorni scorsi, i social network hanno amplificato le immagini di lunghissime file di visitatori in attesa delle navette in partenza da Misurina, dirette al parcheggio del rifugio Auronzo.

Un affollamento che, dopo i video dei “turisti formiche” dello scorso anno al Seceda, solleva nuovi interrogativi sulla tenuta della montagna di fronte all’assalto dell’overtourism. A fare chiarezza sulla gestione dei flussi e sulle ricadute economiche del territorio è intervenuto Roberto Pais, assessore al turismo di Auronzo di Cadore, in una recente intervista rilasciata a Vanity Fair.

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