Pif: “Adesso devo pensare anche a dopo la morte, cosa succederà, preparare il dopo. Se mia figlia mi dicesse ‘non sono antifascista’, penserei di aver sbagliato qualcosa”
“Se mia figlia mi dicesse “non sono antifascista”, penserei di aver sbagliato qualcosa. Non voglio esagerare, ma spero che almeno le basi della mia visione del mondo passino”. Se una volta si sperava che il proprio figlio/a andasse scuola e studiasse, che fosse felice con i suoi cari, che vivesse degnamente senza fare la fame, ecco che oggi i bisogni dei genitori sono totalmente cambiati.
Almeno per Piefrancesco Diliberto, in arte cinematografica Pif. In una lunga intervista concessa a Vanity Fair, il regista/attore siciliano presente a Karlovy Vary International Film Festival per presentare il suo ultimo film …che Dio perdona a tutti, tratto dal suo romanzo omonimo, è tornato a parlare dell’argomento “educazione dei figli”. Per la sua Emilia di sei anni ci sono corsi intensivi sul tema della “morte come concetto”, di significati sul mancato battezzo ma soprattutto di etica (Pif la chiama “la formazione di un cittadino”). “I bambini hanno il potere di farti regredire, ma un figlio o una figlia ti prolunga idealmente la vita”, spiega Pif. “Adesso devo pensare anche a dopo la morte, cosa succederà, preparare il dopo. Mi piace soprattutto l’idea di contribuire a formare un cittadino, poi è chiaro farà lei la sua strada”.
Alla domanda sulle attività fatte insieme, babbo e figliola seienne, l‘ex Iena risponde così: “L’ho portata due-tre volte a via D’Amelio e tre volte a Capaci. Non abbiamo parlato di mafia, ma almeno respira. Poi magari verso i 7 anni incomincerò a raccontarle, e poi più avanti, a 12, le farò vedere La mafia uccide solo d’estate. Poi un’altra cosa che vorrei, bisogna trovare il tempo, è farle frequentare molto il mondo della disabilità: in questo paese non c’è nessuna educazione al riguardo. Non c’è la sensibilità, ma non abbiamo proprio l’approccio su come comportarci, ed è grave perché spesso la vera disabilità è come la società la affronta, i veri disagi li creano i normodotati che non sanno come comportarsi. Poi lo so, arriverà un momento in cui sarò imbarazzante, insopportabile, quindi devo approfittare ora”.
E se a chi legge tornano in mente le giornate passate con papà a correr in bicicletta, a giocare a calcio, ad andare al cinema o mangiare un gelato ecco Pif calare l’asso politico di quadri: “L’educazione è un incrocio fra l’ambiente in cui cresce e il carattere, ecco se mi dicesse “non sono antifascista”, penserei di aver sbagliato qualcosa. Non voglio esagerare, ma spero che almeno le basi della mia visione del mondo passino”.
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