“Quando sono arrivata al Tg1 in redazione c’erano circa 150 giornalisti uomini e soltanto cinque donne. Fiorello? Non mi deve niente, ho semplicemente fatto il mio lavoro”
È stata la prima donna alla conduzione del Tg1 della sera, a lungo inviata nei luoghi di guerra ma anche la prima giornalista a intervistare Rosario Fiorello e a farlo conoscere al grande pubblico: “Non mi deve niente Fiorello. Io ho semplicemente fatto il mio lavoro. Lo avevo visto in un villaggio in Sardegna, dove stavo realizzando uno speciale del Tg1 sui lavori dell’estate. Giravo l’Italia per raccontare i diversi mestieri che i giovani facevano durante la stagione estiva. Lui aveva circa 26 anni e faceva il barman, ma la sera si esibiva nell’anfiteatro del villaggio. Riusciva a tenere ferme 800 persone, tutta la platea, perché aveva un talento evidente”, il racconto di Tiziana Ferrario a Vanity Fair.
“Si capiva che aveva qualcosa in più, che era pronto per fare altro. Quell’anno lo portai anche a Castrocaro, perché avevo uno spazio dedicato ai giovani e alle nuove figure emergenti. Poi è stato Claudio Cecchetto a inserirlo nel percorso del mondo dello spettacolo, e da lì è iniziata la sua grande carriera. Io non ho fatto altro che intuire un talento che era già evidente. Era una spanna sopra gli altri”, ha aggiunto la giornalista. Il suo ultimo libro è “Anna K” e ha riportato alla luce la figura di Anna Kuliscioff: “Mentre stavo scrivendo un libro su Milano tra Ottocento e Novecento, mi sono accorta che in quella Milano si muovevano donne straordinarie che avevano capito che l’istruzione poteva fare la differenza. Anna Kuliscioff faceva parte di queste donne. In una società di analfabeti, in cui l’obbligo scolastico arrivava solo ai sette anni, cercava di insegnare alle bambine non solo un mestiere, ma anche la bellezza e la possibilità di costruirsi un futuro”.
Anna K era una donna russa ed ebrea arrivata in Italia per amore e rimasta poi nel nostro Paese “battendosi per i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, fino a fondare il Partito socialista insieme a Filippo Turati. Ho pensato che fosse arrivato il momento di raccontarla in modo diverso da come è stata raccontata fino ad oggi, spesso soltanto come la compagna di Turati. Lei è stata molto di più: è stata una protagonista della storia italiana, la madre del socialismo insieme a quello che viene considerato il padre”, spiega Ferrario.
La giornalista analizza le battaglie di oggi: “Per la parità delle donne, per esempio, non è ancora conclusa. Noi abbiamo conquistato dei diritti importanti con la Costituzione, ma la parità ancora non c’è. Lo vediamo negli stipendi: le donne guadagnano meno e questo si riflette anche sulle pensioni, con una differenza che incide sulla qualità della vita e sull’indipendenza. Anche la sua battaglia contro la guerra è ancora molto attuale. Lei si era schierata apertamente contro la guerra in un periodo in cui gli imperi si sfidavano durante la Prima guerra mondiale. Oggi viviamo un clima che per certi aspetti ricorda quello: abbiamo una guerra in Europa, una in Medio Oriente e un confronto anche nel nostro Paese tra chi vorrebbe più riarmo e chi invece chiede più dialogo e diplomazia”.
Ferrario, a lungo corrispondente da New York, non riconosce più l’America (“Però ho imparato anche che l’America ha tanti pesi e contrappesi e quindi può ancora riservare delle grandi sorprese) e ricorda il suo debutto alla conduzione del Tg1 della sera: “Era un’edizione nuova, più breve, che andava in onda a metà serata alle 22. Il direttore Albino Longhi aveva deciso di introdurre anche una novità: portare una giornalista donna alla conduzione. Erano anni in cui le donne giornaliste nella Rai erano pochissime. Quando sono arrivata a Roma dalla Rai di Milano, nella redazione c’erano circa 150 giornalisti uomini e soltanto cinque donne. Era davvero un altro mondo, un altro Tg1. Più che una questione di farsi spazio, per me la vera difficoltà era avere dei modelli di riferimento. E allora di giornaliste televisive ce n’erano pochissime”.
L’articolo “Quando sono arrivata al Tg1 in redazione c’erano circa 150 giornalisti uomini e soltanto cinque donne. Fiorello? Non mi deve niente, ho semplicemente fatto il mio lavoro” proviene da Il Fatto Quotidiano.
