Roggero ha rincorso e ucciso i ladri: questi i fatti reali. Ora passiamo alla sceneggiatura del film

La Corte d’Assise di Asti ha confermato la condanna a 14 anni per l’omicidio di due rapinatori e tentato omicidio di un terzo rapinatore a Mario Roggero, gioielliere di Grinzane Cavour (TO). La storia è abbastanza nota, ma forse la memoria di qualcuno vacilla un tantino, perciò ricordiamo i fatti. Il 28 aprile del 2021 tre rapinatori (italianissimi, giusto per non creare facili equivoci) armati di coltello e di pistola giocattolo irrompono nella sua gioielleria e minacciando lui, la moglie e la figlia, svaligiano il negozio per poi scappare dal retro. Mentre stanno per salire sull’auto, Mario Roggero esce dal negozio con una pistola e li insegue sparando per strada, puntando dritto ai corpi dei rapinatori, fino ad ucciderne due e ferirne gravemente uno.

L’intera scena viene ripresa dalle telecamere di sicurezza, riprese che costituiranno la base sulla quale la giustizia formulerà la condanna del gioielliere, sia nel primo grado di giudizio, sia in appello. L’arma in questione, giusto per fare chiarezza, era regolarmente detenuta, ma a Roggero era stato revocato il porto d’armi per via di un precedente avvenuto nel 2005, quando si presentò in piena notte a casa dell’allora fidanzato della figlia e dopo averlo aggredito con pugni e calci, armato di pistola minacciò il ragazzo e la famiglia. Per quell’episodio Roggero patteggiò una pena di due mesi di carcere.

Questi i fatti reali. Ora passiamo alla sceneggiatura del film scritta da social media e da parte dei più grandi (ahinoi!) esponenti della politica italiana. Dunque, tutto viene descritto come se fosse ambientato in uno dei sobborghi di New York city e Roggero (con qualche licenza cinematografica) fosse il nostro Denzel Washington, alle prese con il degrado e la dilagante criminalità che minacciano la sua attività. Perciò, stanco dei soprusi e animato dal suo proverbiale coraggio, il nostro Man on Fire decide di impugnare la pistola che tiene sempre sotto il bancone e di farsi giustizia da solo. Insegue i rapinatori fuori dalla sua gioielleria e li fredda per strada, rischiando per altro di colpire dei passanti. Come in ogni sceneggiatura americana che si rispetti, Roggero diventa l’eroe della storia, l’uomo giusto a momento giusto, che si sostituisce alla giustizia e decide autonomamente di ammazzare qualcuno per proteggere sé stesso e la sua famiglia. Poco importa se quel qualcuno era già fuori dal suo negozio e stava andando via, meritava di morire e lui era lì per questo: assicurarsi giustizia ad ogni costo. Indubbiamente un successo al botteghino.

Peccato che qui si parla di vita reale, non di americanate cinematografiche. E per fortuna siamo ancora in un Paese civile, dove nessuno può comprarsi un’arma al negozio sotto casa e tenersela sotto il cuscino in attesa che qualche malintenzionato provi a varcare la soglia di casa.

Evidentemente grande fan delle storie di giustizia privata (soprattutto se il giustiziere è italiano), il nostro Ministro dei Trasporti Salvini chiede a gran voce la grazia per Roggero. Gli fa eco il Ministro della Giustizia Carlo Nordio il quale, preso da un afflato di onnipotenza, decide di avviare un’istruttoria affinché si conceda la grazia all’eroe nazionale Roggero. Afflato che viene immediatamente soffocato dal Presidente della Repubblica Mattarella, il quale lo rimette al suo posto ricordandogli che l’unico a poter concedere la grazia è lui. Altro fan di film sulla giustizia privata è il Ministro della difesa Crosetto che chiede a gran voce che a Roggero venga evitato il carcere. A queste autorevoli voci si aggiungono quelle di starlette e personaggi a vario titolo che si sperticano sui social in difesa dell’eroe nazionale della settimana, giusto il tempo di individuare qualcun altro su cui scrivere minchiate sotto il sole.

Forse sarebbe utile leggere le motivazioni della Corte d’Assise, secondo le quali non è contemplata nessuna legittima difesa. La legge infatti ammette la legittima difesa solo in presenza di pericolo attuale, reazione inevitabile e proporzione tra offesa e difesa. Nel caso Roggero, i giudici hanno escluso la legittima difesa perché:

– Il pericolo era cessato: i rapinatori stavano fuggendo.
– Mancava la proporzione: il gioielliere ha causato due morti e un ferito grave per difendere dei beni materiali.
– La reazione non era necessaria: avrebbe potuto proteggersi chiudendosi nel negozio blindato e chiamando le forze dell’ordine.

Occorre fare molta attenzione quando si parla di legittimazione della violenza, soprattutto se chi lo fa è un rappresentante dello Stato. Ciò di cui abbiamo meno bisogno è proprio di un sistema giudiziario che giustifichi azioni di giustizia privata da far west, che crei un pericoloso precedente che possa favorire altri episodi di violenza senza controllo. Sistema giudiziario che fortunatamente, come abbiamo visto con la sentenza Roggero, lavora esattamente per evitare questo.

Con buona pace dei numerosi fan delle politiche americane in fatto di detenzione delle armi, in questo Paese esiste ancora (speriamo per sempre) un sistema legislativo che ne regolamenta l’uso e ne limita fortemente il possesso. Chi inneggia alla difesa personale con ogni mezzo e al Secondo Emendamento americano, dovrebbe soffermarsi su cosa implicherebbe vivere in una società in cui chiunque può possedere un’arma da fuoco e può usarla contro il vicino di casa che disturba la sua quiete oppure tenerla in borsetta, in un cassetto di casa, alla portata di ragazzi e bambini. Gli stessi ragazzi che poi decidono di rubarla e portarla a scuola, sparando all’impazzata su persone inermi. La cronaca è piena di casi drammatici legati all’uso improprio delle armi da fuoco e ogni volta che queste notizie terribili varcano i nostri confini, gli stessi politici che oggi chiedono la grazia per Roggero, si sperticano in critiche, condanne alle politiche americane e disperati appelli perché si intensifichino i controlli e “non capiti mai più”.

Roggero non è un eroe, non è il buono della storia, è un uomo che – seppur provato e sconvolto dalla terribile esperienza – ha sbagliato. Un uomo che aveva la possibilità di affidarsi alla giustizia, ma che ha scelto di agire come Batman. Solo che Grinzane Cavour non è Gotham City e se ammazzi qualcuno cogliendolo alle spalle, inseguendolo per strada rischiando di colpire persone innocenti attorno a te, anche se quel qualcuno è Joker, non diventi il salvatore della città, finisci per diventare tu il cattivo della storia.

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