“Se continua la guerra nel Golfo e con la crisi energetica, l’inflazione Ue andrà oltre il 6% e il Pil calerà”. L’allarme del governatore di Bankitalia Panetta

Lo slancio che l’economia italiana ha mostrato dal 2019, con una “significativa capacità di tenuta”, “si è attenuato” e la guerra “nel Golfo Persico ha indebolito le prospettive già fragili“. Per questo, negli “scenari più sfavorevoli”, un prolungamento del conflitto e ulteriori danni alle infrastrutture energetiche “potrebbero sottrarre complessivamente un punto percentuale alla crescita nel biennio 2026-27” con una inflazione che “potrebbe raggiungere un picco superiore al 6% se non contrastata”. È l’allarme lanciato dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nelle sue considerazioni finali sul 2025.

Panetta ha richiamato anche le recenti analisi di scenario contenute nelle “staff projections” della Bce. Secondo il governatore, l’inflazione potrebbe “rimanere a lungo al di sopra dell’obiettivo, via via che lo shock energetico si trasmette a un numero crescente di settori”. La Bce prevede, nello scenario di base in cui lo shock energetico verrebbe rapidamente riassorbito, una crescita dell’area euro ridimensionata allo 0,9% nel 2026, per poi risalire all’1,5 nel biennio seguente. L’inflazione aumenterebbe al 2,6 per cento nel 2026 e tornerebbe successivamente all’obiettivo.

“Senza un deciso aumento della produttività, l’economia italiana potrebbe restare ancorata a tassi di crescita strutturalmente modesti”, ha avvertito inoltre il governatore che nelle conclusioni chiede di orientare le potenzialità del Paese “verso crescita, redditi e prosperità negli anni a venire” e di “ridurre stabilmente il peso del debito pubblico” per liberare risorse su spesa sociale e sviluppo.

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