“Siamo più ricchi che mai. Il comunismo? Un cancro da estirpare”. Tra celebrazione e comizio, il discorso di Trump per i 250 anni degli Usa

Gli appelli al patriottismo, la celebrazione della potenza militare e degli eroi nazionali. Il classico “sogno americano” mescolato al programma elettorale e all’attacco ai comunisti, un “cancro” da estirpare. Così Donald Trump ha chiuso le lunghe celebrazioni per i 250 anni degli Stati Uniti. Un discorso-comizio, partito in ritardo di quasi due ore per una tempesta di fulmini che si è abbattuta sul National Mall di Washington e ha costretto la sicurezza a evacuare il pubblico.

“Il sogno americano è tornato”, ha detto alla folla esultante, in maggioranza composta da suoi sostenitori. Il tycoon li ha ringraziati per essere rimasti nonostante la minaccia meteorologica. “Non c’è modo di scoraggiarci. “Si stimava la presenza di 375mila persone prima che tutti dovessero allontanarsi. E ora ci sono 150mila persone. È una cosa incredibile, mai vista prima!”, ha aggiunto, incitando la platea. “Per 250 anni, gli Stati Uniti d’America sono stati la speranza, la promessa, la luce e la gloria tra tutte le nazioni del mondo e, con l’aiuto di Dio, possiamo continuare a esserlo o addirittura migliorare. Qui, sul nostro National Mall, celebriamo il trionfo della libertà sulla tirannia, la vittoria della libertà sull’oppressione e il successo duraturo dello spirito americano, dal 4 luglio 1776 al 4 luglio 2026. Stiamo facendo meglio di quanto non abbiamo mai fatto prima. Oggi il nostro Paese è più ricco, più sicuro e più orgoglioso che mai” ha proseguito tra gli applausi. “Siamo un solo popolo, una sola famiglia con una sola bandiera e, come ci insegna la nostra Dichiarazione di Indipendenza, siamo tutti creati a immagine di un unico Dio Onnipotente”.

L’inquilino della Casa bianca ha poi invitato sul palco i veterani per rendere omaggio a bandiere storiche. Quella che sventolò durante il D-Day e un’altra che fu drappeggiata sulla bara di Abraham Lincoln.

Insieme alla retorica patriottica, all’esaltazione dell’identità nazionale e alla rievocazione delle tappe storiche degli Stati Uniti, Trump ha toccato i punti principali del suo programma legislativo, insistendo in particolare su alcuni temi in vista delle elezioni di mid-term previste in autunno. Come già accaduto negli interventi dei giorni scorsi, il discorso si è trasformato nel più classico dei comizi Maga.

Trump ha esortato il Congresso ad approvare una legge bloccata che limiterebbe il voto per corrispondenza e richiederebbe la prova di cittadinanza per registrarsi al voto. Ha elogiato l’ordine esecutivo che tenta di abolire la cittadinanza per diritto di nascita, nonché gli sforzi per proteggere il Secondo Emendamento, ovvero il diritto di portare armi. Il riferimento alla guerra con l’Iran, che ha fatto crollare il gradimento del tycoon nei sondaggi, si è tradotto nella celebrazione dell’esercito americano “che ha annientato” le forze armate di Teheran. Immancabile poi il “pericolo” del comunismo. “Ci piace fermare una minaccia del genere immediatamente e prima che inizi. È come un cancro: bisogna estirparlo e bisogna estirparlo in fretta”, ha detto, pur senza il collegamento diretto ai democratici. “La bandiera a stelle e strisce ha già relegato falce e martello nell’oblio in passato, e lo farà di nuovo se necessario”.

Un discorso durato 40 minuti, al termine del quale le bande congiunte delle forze armate Usa hanno eseguito l’inno nazionale. Il tycoon, accanto alla first lady Melania Trump, ha assistito offrendo il saluto militare. Subito dopo è iniziato lo show pirotecnico da record lungo altri 40 minuti: 850mila singoli fuochi d’artificio hanno illuminato i cieli di Washington facendo dimenticare al pubblico la minaccia dei fulmini che poco prima ha rischiato di oscurare la celebrazione.

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