“Sono diventata cieca a 20 anni a causa dell’artrite reumatoide. Ero spaventata e soffrivo di attacchi di panico, poi è arrivato Pancake e mi ha restituito il coraggio di essere libera”: la storia di Vanessa Casu

Il primo incontro: “Ero spaventata, poi è iniziata una vita intera”
Arrivare a Pancake non è stato immediato. Dopo la perdita della vista, l’emorragia e un periodo difficile segnato dagli attacchi di panico, Vanessa non si sentiva ancora pronta per farsi carico di un cane guida. Poi, la decisione di intraprendere il percorso e una lunga attesa durata due anni, complice anche l’interruzione dovuta alla pandemia, prima che gli addestratori trovassero il cane perfetto per le sue esigenze e la sua personalità. Fino a novembre 2021, il mese che le ha cambiato la vita: “L’incontro con Pancake me lo ricordo benissimo, era il 22 novembre. Io ero una ragazza spaventata che andava in giro con il bastone bianco, avevo ancora mille paure. Quando è arrivata, dopo due anni di attesa, è iniziata la nostra vita insieme. È stato un cambiamento radicale: sono passata dall’essere una persona insicura, che dipendeva dagli altri o dal bastone, a sentirmi una persona libera, padrona dei miei passi e della mia autonomia”. L’impatto con la gestione quotidiana di un cane guida ha richiesto impegno e adattamento, ma ha trasformato la paura in una nuova sicurezza: “All’inizio ti chiedi: “Sarò in grado? Riuscirò a gestirla, a portarla a spasso, a capire di cosa ha bisogno?”. Ma la verità è che si cresce insieme. Pancake non mi ha solo aiutata a camminare per strada senza battere contro gli ostacoli: mi ha dato la responsabilità di prendermi cura di un’altra vita, e questo mi ha fatta guarire. Insieme a lei ho capito che potevo andare ovunque”.
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Dagli attacchi di panico alla riconquista della solitudine
Il percorso di Vanessa verso la consapevolezza e l’autonomia ha attraversato momenti complessi, segnati non solo dalla perdita della vista ma anche dagli attacchi di panico. Un passato che lei stessa descrive come un’evoluzione singolare: “Ho fatto un po’ come lo strano caso di Benjamin Button: ho sofferto per tanti anni di attacchi di panico e non riuscivo a stare un secondo da sola. Arrivavo a fare venire il servizio civile dei non vedenti italiani a casa per dire: “‘Scusa, puoi stare qua mentre io dormo?’. C’era la solitudine e la tenerezza di una ragazza che non riusciva a vivere perché il solo pensiero di rimanere da sola le fa venire un attacco. Poi, da quando ho Pancake mi sono passati, sono stata sempre meglio da sola. Talmente tanto che adesso amo la mia solitudine. Oggi ho un bel lavoro, mi piace la mia vita, e se smetto di essere un po’ misantropa ho anche delle buone persone con cui passare del tempo. Ma tendenzialmente non sono da “gruppone”: pochi ma buoni. Per me è un traguardo immenso per quella che è stata la mia storia”. Questo senso di pienezza si riflette inevitabilmente anche nelle sue relazioni interpersonali: “Per stare con qualcuno, quella persona deve migliorare la mia esistenza. Non sono disposta a dover dimostrare agli altri che se sono fidanzata sono figa e se sono single no. La possibilità c’è, ma deve arrivare qualcosa che mi possa migliorare la vita. E finora… sto meglio col cane!”.
Il cane guida non è un oggetto: “Serve amore viscerale”
Nei suoi contenuti sui social e nel format “Ti piace il mio cane guida?”, Vanessa affronta spesso la narrazione che ruota attorno alla disabilità, rispondendo anche alle critiche e agli stereotipi che a volte circondano il mondo dei cani guida: “Ci sono persone che non sanno tenere un cane guida perché lo trattano come un oggetto, ma non ci posso rimettere io. Bisogna guardare il singolo. Per avere un cane guida devi amare i cani: non è solo un ausilio, è una vita di cui prendersi cura, una piccolina o un piccolino per sempre. Se non li ami, lascia perdere! Il bastone bianco è tanto bello, rimani con quello, non sei obbligato a farti il cane guida. Avere un cane significa portarlo al parco anche se fuori c’è la tempesta. Poi lei è veramente simpatica. Una volta l’ho portata al parco e l’ho lasciata libera. Non mi sono resa conto che c’era una festa di compleanno. Me l’ha riportata una signora dicendo che si era messa in fila dietro i bambini per il cibo! Io ho un amore viscerale verso i cani, li capisco, li amo e loro amano me. E con Pancake è proprio questo: è il mio amore, il mio cane prima di tutto, e poi è anche il mio cane guida”.
La scrittura in autonomia e il debutto come doppiatrice
Una delle domande che le vengono rivolte più spesso riguarda l’aspetto pratico della stesura del libro e la gestione dei suoi canali. Vanessa ribadisce come la tecnologia, attraverso la sintesi vocale, le permetta una gestione al 100% autonoma di tutto ciò che crea, fino alla registrazione dell’audiolibro del suo testo uscito il 23 luglio: “L’audiolibro è registrato interamente con la mia voce. L’ho registrato tutto io, con una cuffietta, la voce robotica della sintesi vocale in un orecchio e nell’altro la mia voce davanti al microfono. Dovendo interpretare quello che leggevo, mi esercitavo facendo avanti e dietro per casa. Ho letto oltre 200 pagine registrandole in quattro sessioni. È una soddisfazione enorme, è la mia prima esperienza da doppiatrice!».
L’amore oltre la paura della perdita
La parte più densa ed emotiva del racconto di Vanessa tocca la consapevolezza del tempo che scorre. Tra le tante domande che Vanessa si sente rivolgere, ce n’è una che riguarda un pensiero difficile da affrontare: cosa succederà quando arriverà il momento di dire addio a Pancake? È un pensiero su cui la cantautrice torna spesso; amare qualcuno significa anche accettare che quel tempo, per quanto prezioso, non sarà infinito. Ed è per questo che ci sono addii che fanno paura ancora prima di arrivare. Quello con un animale che amiamo è uno di questi: quando arriva il momento di lasciarlo andare, il vuoto che lascia può sembrare impossibile da riempire. Vanessa quel giorno lo ha già immaginato: “Per me l’amore con Pancake è un amore totale. La paura di perderla c’è, è innegabile, ma l’amore diventa l’ago della bilancia. Non puoi evitare di amare qualcuno solo per la paura di soffrire il giorno in cui non ci sarà più. Se ti tieni sul bordo del trampolino per anni senza mai buttarti per il timore di farti male, alla fine non vivi”.
È una riflessione profonda sulla natura stessa dei sentimenti, che la cantautrice ha scelto di mettere nero su bianco rivolgendosi direttamente alla sua cagnolina con parole d’amore incise nel libro: “Un giorno tu non ci sarai più e sarà il dolore più grande della mia vita, però ne sarà valsa la pena. Sei qualcosa di talmente bello che anche se un giorno soffrirò tantissimo non rinuncerò mai a te e non mi pentirò mai di averti preso con me. Anche nel dolore più estremo mi ricorderò di tutte le volte che ti ho accarezzato la testolina, che sei stata addosso a me, di tutte le nostre passeggiate. Accettare la paura di un addio significa capire che certi dolori li scegliamo consapevolmente, perché nascono da qualcosa che ha dato senso e valore a ogni singolo giorno della nostra vita”. È il paradosso dei legami più profondi: ciò che ci espone al dolore più grande è spesso ciò che ha dato maggiore significato alla nostra esistenza
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L’articolo “Sono diventata cieca a 20 anni a causa dell’artrite reumatoide. Ero spaventata e soffrivo di attacchi di panico, poi è arrivato Pancake e mi ha restituito il coraggio di essere libera”: la storia di Vanessa Casu proviene da Il Fatto Quotidiano.
