“Sono tutti contro di me”. La Nato in terapia è il paziente più strano che abbia mai avuto

Certo che ho avuto strani pazienti, ricordo un’auto Ferrari (Psicoanalisi della Ferrari. Edizioni positive press, 2006) e più recentemente l’anima di un imprenditore e politico deceduto (Silvio va in paradiso: psicoanalisi di un arcitaliano, Aliberti editore 2026) ma lei per originalità li batte tutti. Ben arrivata Nato (North atlantic treaty organisation)!

Cosa la porta al mio consulto?

Dentro di me riflettevo che la mia smania di impicciarmi di cose più grandi di me con un pizzico di vanagloria mi stava facendo un brutto scherzo. Dottore, sono sempre impaurita. A dispetto di ogni elemento razionale o rassicurazione soffro per un timore di fondo terribile. Forse quella che voi medici definite come Fobia che mi provoca continue difficoltà.

Mi spieghi meglio.

Come lei saprà, Dottore, sono nata nel 1949 dopo la seconda guerra mondiale per contrappormi al blocco di paesi che facevano capo all’Unione Sovietica. Sono un’alleanza collettiva siglata con scopi difensivi.

Quindi il sentimento di timore è connaturato alla sua origine? Diremmo noi psicologi alla sua infanzia.

Certo, però negli anni dovrei essere maturata e rassicurata. Nessuno si è mai sognato di attaccarmi o anche solamente provocarmi. Ho conseguito una vittoria storica nel 1989 con la disgregazione dell’organizzazione del patto di Varsavia, mi sono ingrandita tanto da inglobare 32 paesi fra i più ricchi che rappresentano quasi la metà del Pil mondiale. La spesa per il mio mantenimento rappresenta oltre la metà delle spese globali per armi e difesa nel mondo e negli anni sono intervenuta per dettare le mie condizioni in svariati paesi.

Mi spieghi meglio cosa intende quando afferma di essere intervenuta in altri paesi. Si direbbe quindi che non sia solo un’alleanza difensiva?

Mah? Come si dice: “La miglior difesa è l’attacco!”. Quando nel mondo emergeva una minaccia , anche solo larvata, a volte dubbia o c’era da esportare il nostro modello di democrazia ecco che io sono intervenuta per imporre delle regole, impedire che certi paesi divenissero troppo forti o potessero sviluppare armi troppo potenti. Dottore sono divenuta il gendarme del mondo. Mi pareva che nel descrivere se stessa la NATO esprimesse un forte compiacimento per i risultati conseguiti. Per questo ritenni utile intervenire.

Con le sue affermazioni mi fa riflettere sulla psicologia del bullo che agisce per insicurezze e paure inconsce derivanti dalla sua infanzia sviluppando, come reazione, un forte bisogno di potere e controllo sugli altri. Pare che lei descriva se stessa come un bullo che ha dominato e vuole continuare a dominare il mondo. Le pare plausibile questa interpretazione?

La Nato pare mettersi sulla difensiva.

No Dottore, no… Le mie sono motivazioni etiche, agisco a fin di bene, per preservare la pace. Capisco che lei obietterà che fare delle guerre è uno strano modo di preservare la pace ma io ritengo di essere nel giusto. Fino ad alcuni anni orsono pareva tutto chiaro: io dominavo e gli altri paesi dovevano stare a certe regole che imponevo per non subire delle conseguenze. Ora il mondo è divenuto più complesso e stanno emergendo altre nazioni, soprattutto economicamente, si sta diffondendo insofferenza al mio dominio. Ad esempio volevo ulteriormente ingrandirmi mettendo nel mirino Ucraina, Georgia e forse Armenia ma sono stata bloccata dalla Russia che ha osato sfidarmi.

Mi pare che Nato non possa accettare di essere una fra tanti ma debba sempre dimostrare di essere superiore. Il complesso di superiorità per Adler è compensatorio e nasce dal senso di inferiorità. Quindi devo ritenere che pur essendo così potente la Nato si viva come inidonea e incapace. Penso che non era opportuno esternare questi pensieri ma propongo una domanda per chiarire.

Perché avverte di non essere all’altezza?

Dottore, i cittadini dei paesi che appartengono a questa organizzazione sono abituati alla bella vita, non pensano minimamente ai sacrifici che una guerra inevitabilmente può richiedere. In tanti altri paesi gli esseri umani sono avvezzi alle privazioni, alla lotta per la sopravvivenza. Nei paesi occidentali se un leader chiede dei sacrifici o pone delle alternative tipo più ospedali o più bombe è chiaro che i cittadini non lo seguiranno. Più bombe sarebbe auspicabile e invece direbbero certo più ospedali. Il rischio che avverto è che alcuni paesi si ritraggano. Io posso offrire alle dirigenze dei vari paesi tante opportunità e farmeli amici o servitori ma so che le masse dei popoli non seguirebbero mai dei leader che propongano ai loro figli di andare a fare il militare in una vera guerra.

Quindi c’è il fondato timore di una possibile disgregazione? Della sua fine come organizzazione? L’unico collante se ho capito bene è il timore del nemico che può e deve sempre essere alle porte. Solo in questo modo lei può ingrandirsi e prosperare. Per questo motivo credo che le sue paure siano frutto dell’istinto di sopravvivenza. Per sopravvivere lei Nato deve avere paura e creare paura in tutti coloro che appartengono alla sua organizzazione. Per rassicurarla vorrei parlare della visione Taoista. Lao Tse, uno dei principali filosofi di questa disciplina, affermava che “chi domina gli altri è forte mentre chi domina se stesso è potente”. La vera forza non si esprime nell’oppressione degli altri ma nella capacità di contenere le energie e mostrare la propria determinazione. Capisco però che il timore, ancestrale di non poter reggere nel momento in cui chiedesse il sacrificio estremo ai giovani la attanagli.

Dentro di me riflettevo che questa organizzazione sovranazionale stava veramente pretendendo troppo dalle persone.

Lei risponde.

Gli ultimi anni hanno dimostrato che la deterrenza atomica, l’idea cioè che non si può sfidare chi ha bome atomiche nei suoi arsenali, è precaria. Tutti hanno capito che le bombe atomiche sono difficili da utilizzare perché provocherebbero un moto di sdegno e di ripulsa verso chi le usasse. Inoltre le radiazioni non hanno confini. Stanno quindi sorgendo guerre regionali, quelle che Papa Francesco definiva come terza guerra mondiale a pezzi, in cui si usano armi convenzionali e occorrono soldati disposti a sacrificare le loro vite, genitori pronti a veder morire i propri figli, insomma un tessuto sociale avvezzo all’idea della guerra. Le società occidentali non sono disponibili per nulla. E’ per questo che soffro di timore. Lei, dottore, ha delle soluzioni?

Se anche le avessi non gliele direi.

Lei è come tutti contro di me. Non si rende conto che la sua sicurezza passa dalla mia abnegazione? Credo che andrò da qualche pubblicitario, altro che psicoterapeuta. Solo un bravo pubblicitario potrà aiutarmi a rendere la guerra desiderabile. Come affermava Marinetti nel Manifesto futurista del 1909 la guerra “sola igiene del mondo” rappresenta l’unico modo per far trionfare la modernità e aprire la strada a una società nuova.

Dopo questa ultima frase la paziente è andata via sprezzante. Riflettevo che il suo bisogno di trovare sempre dei nuovi nemici si era visto anche durante la seduta. Nessuna osservazione o critica la scalfiva ma aveva sempre necessità di affermare che tutti erano contro di lei.

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