Spionaggio, ex 007 si difende: “Mai passate informazioni segrete”. Ma il gip: “Accesso a file classificati. Anche con intestazione Presidenza del Consiglio”
L’ex 007 Gavino Raoul Piras – arrestato ieri nell’operazione del Ros per un presunto spionaggio a favore della Russia – attraverso il suo avvocato nega di aver mai trasmesso informazioni segrete a Mosca. Sostiene che i dati al centro dell’inchiesta non fossero coperti da segreto e che, anche qualora avesse incontrato un diplomatico straniero, non avrebbe mai veicolato materiale riservato. Una ricostruzione che si scontra con quella contenuta nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari, secondo cui l’ex appartenente ai servizi avrebbe avuto accesso abusivo a numerosi documenti classificati, compresi file contrassegnati come “Nato Secret”, nell’ambito dell’indagine della Procura di Roma sulla presunta rete di spionaggio a favore della Russia.
La tesi della difesa
“Ho parlato con Piras, mi è apparso lucido e sereno. È un servitore dello Stato e mi ha detto di essere convinto di poter dimostrare la correttezza delle condotte”, afferma il suo legale, l’avvocato Francesco Vaccaro. “Le notizie diffuse e di cui è accusato non erano riservate. Aveva mantenuto un interesse su queste tematiche e, in questa sua attività di studio, aveva continuato a raccogliere da fonti aperte varie notizie. Anche se dovesse aver incontrato un esponente diplomatico estero, non avrebbe veicolato informazioni segrete”.
La tesi della difesa si contrappone agli elementi raccolti dagli investigatori del Ros e riportati nell’ordinanza della giudice Rosamaria De Lellis. Secondo il provvedimento, Piras avrebbe “abusivamente” effettuato accessi ai sistemi informatici in uso all’Arma dei Carabinieri e agli organismi di informazione e sicurezza italiani, consultando documenti classificati come “segreto”, “riservato”, “riservatissimo” e “Nato Secret”. Tra i file indicati dal giudice figura un documento denominato “Controspionaggio“, classificato “segreto”, contenente linee guida per specifiche attività operative. Gli vengono inoltre contestati accessi al dossier “Linea N°”, classificato “riservatissimo”, relativo alla ricerca del nuovo capo della cosiddetta “Linea N” del Servizio di intelligence estero russo (Svr), e all’”Elenco D”, contenente i nominativi di cittadini italiani ritenuti in collegamento con l’intelligence russa.
I file riservati
Nell’ordinanza compaiono anche accessi a slide sulla pianificazione di attività informative riguardanti passeggeri di specifiche tratte aeree e a un documento relativo a Nikolav Alexeyavich Yumatov, classificato “Nato Secret”. Tra i materiali consultati vi sarebbero inoltre una tabella con i nominativi e gli incarichi di ufficiali dell’intelligence russa, report di analisi sul modus operandi degli agenti del Gru e un file contenente le generalità di decine di presunti agenti operativi dell’intelligence britannica. Gli investigatori contestano infine l’accesso a documenti della Presidenza del Consiglio – Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), tra cui atti relativi all’attuazione della direttiva Pcm-Ons n. 3 del 2019 e ai requisiti di sicurezza dei sistemi di comunicazione destinati a trattare informazioni classificate.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Roma e sviluppata dal Ros dopo un’attività di controspionaggio avviata dall’Aisi, ipotizza l’esistenza di una rete che avrebbe raccolto e trasferito informazioni sensibili a un presunto agente russo operante sotto copertura diplomatica. Oltre a Piras, ai domiciliari è finito anche l’ex appartenente ai servizi Vincenzo Di Pasquale. Altre cinque persone, tra cui quattro militari, risultano indagate a vario titolo per reati che vanno dal procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato alla rivelazione di segreti.
Secondo la ricostruzione accusatoria, gli incontri con il presunto 007 russo avvenivano con modalità clandestine: appunti manoscritti, telefoni cellulari scambiati di nascosto e supporti di memoria occultati in luoghi prestabiliti, in cambio di denaro contante. Una vicenda che richiama il caso dell’ufficiale della Marina Walter Biot, arrestato nel 2021 mentre consegnava documenti riservati a funzionari dell’ambasciata russa.
I precedenti
L’inchiesta che coinvolge gli ex appartenenti ai servizi italiani si inserisce in un quadro di attività di intelligence russa che da anni è monitorato dal controspionaggio italiano. Il precedente più noto è quello di Walter Biot, l’ufficiale della Marina militare arrestato nel 2021 mentre consegnava documenti riservati a un funzionario dell’ambasciata russa a Roma in cambio di 5 mila euro. Biot è stata condannato a 20 anni. Anche in quel caso, secondo gli investigatori, il canale utilizzato era quello della rappresentanza diplomatica di Mosca: una copertura che garantisce immunità ai funzionari coinvolti e rappresenta uno degli strumenti tradizionalmente impiegati per le attività di intelligence.
Il meccanismo contestato è consolidato: individuare persone con accesso a informazioni sensibili, instaurare un rapporto fiduciario e ottenere documenti riservati, spesso dietro compenso economico. Uno schema che, secondo gli investigatori, torna anche nell’indagine coordinata dalla Procura di Roma.
Non è l’unico episodio. Nel 2020 fu arrestato un ufficiale francese in servizio presso la base Nato di Napoli, accusato di aver trasmesso informazioni classificate a un agente del Gru, il servizio di intelligence militare russo. Nello stesso anno suscitò forti polemiche anche la missione “Dalla Russia con amore”, organizzata durante la fase più critica della pandemia da Covid-19: tra il personale inviato in Italia erano presenti anche appartenenti all’intelligence di Mosca e il convoglio fu costantemente scortato dai militari italiani.
Secondo le valutazioni degli apparati di sicurezza, l’attivismo dell’intelligence russa sul territorio nazionale si è intensificato dopo l’invasione dell’Ucraina. L’interesse riguarda non solo documenti militari, ma anche tecnologie strategiche e progetti industriali di aziende considerate sensibili, come Leonardo e Fincantieri.
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