“Squallido e fascista!”. Lite furibonda sul riarmo e su Conte tra Paolo Romano, Bocchino e Ronzulli a La7

Bagarre a L’aria che tira (La7) sul riarmo europeo e sulle parole del leader del M5s Giuseppe Conte alla manifestazione di Napoli. Ospiti in studio, in quota centrodestra, la senatrice di Forza Italia Licia Ronzulli e l’ex parlamentare del Pdl Italo Bocchino. In collegamento, c’è Paolo Romano, consigliere regionale del Pd in Lombardia ed esponente della sinistra dem.
Tutto parte dalle critiche di Romano alla linea del riarmo. Bocchino lo attacca frontalmente, ironizzando sulla sua posizione: “Questa sua linea prevede che non dobbiamo essere patriottici, non dobbiamo difendere la terra dei nostri padri, dobbiamo disarmarci, quindi toglieremo anche le porte blindate alle nostre case, i serramenti di sicurezza, gli antifurti degli appartamenti, perché sennò appariamo troppo militaristi. Io credo che queste siano chiacchiere neanche da campagna elettorale, perché in questo caso fanno perdere voti al Pd”.

Quando arriva il suo turno, Romano replica con decisione: “Nella manifestazione di Napoli ci sono tante narrazioni che provano a evidenziare qualcosa che non va, perché quella manifestazione fa paura per quello che funziona. C’è un programma condiviso nel campo progressista, secondo cui, al posto di dare 64 miliardi alle armi e ai fucili nei prossimi due anni, diamo agli italiani la sanità e l’istruzione. E facciamo il salario minimo“.
Poi aggiunge: “Rispetto a Matteo Salvini, Conte sulla Russia è un moderato, eppure Matteo Salvini sta in governo”.
Ronzulli lo interrompe ripetutamente: “Ma cosa dice, per cortesia”.
Il consigliere lombardo reagisce: “Lei deve avere rispetto e farmi parlare. Già Bocchino ha preso le mie parole e le ha rigirate, dimostrando di non essere onesto intellettualmente. Lei mi dica se è vero o no che qualcuno ha detto ‘meglio due Putin che mezzo Mattarella’. Lei mi dica se è vero o no che è andato alla Piazza Rossa con la foto di Putin sulla maglietta“.

Ronzulli ribatte: “Non stia a difendere Conte, il problema ce l’ha in casa. Mi dica con chi sta lei, con Scotti o con Sensi?“.
Romano ricorda di essere stato con Arturo Scotto sulla Flotilla e, mentre Ronzulli continua a urlare, aggiunge: “Lei è una persona maleducata che non fa finire di parlare. Fa schifo questo modo di fare politica”.
La parlamentare Ronzulli esplode: “Lei ha parlato di fucili! E dice a me ‘schifo’? Quanto è ignorante uno che va a dire agli italiani che stiamo comprando fucili”.
Romano chiude secco: “È un dato di fatto. Si deve vergognare perché è fattuale che voi abbiate promesso 340 miliardi di spese militari da qua al 2030“.

Più tardi Bocchino torna sulle spese militari: “Questa scelta di dare un contributo maggiore alla Nato rispetto al passato è stata fatta da governi di centrosinistra ed è stato confermata l’ultima volta da Giuseppe Conte in persona. Adesso, nel momento in cui il governo Meloni conferma gli impegni del governo Conte, si afferma che noi stiamo affamando la popolazione”.
Romano smentisce il direttore editoriale del Secolo d’Italia: “Il problema culturale di Bocchino è che mente. Prima Bocchino ha detto che Conte ha votato documenti per il 5% della spesa del Pil dentro la Nato. È falso”.
Bocchino nega: “Non ho mai detto il 5%”.
Lo scambio degenera in continue interruzioni. Esasperato, Romano minaccia di abbandonare il collegamento: “Basta, io me ne vado”.
Bocchino lo incalza: “Sì, vattene, fai una cosa utile per la società. Vattene”. Gli fa eco Ronzulli che bolla il giovane consigliere come “bugiardo cronico”.
Romano replica: “Bocchino, si deve vergognare. Lei è una persona squallida, questo è un metodo fascista! Io voglio poter parlare! Ogni frase che dico viene interrotta”.
E smonta le affermazioni del giornalista vicino a Fratelli d’Italia: “Bocchino ha detto chiaramente che lo stesso impegno che ha preso Conte lo ha preso la Meloni. Ha detto una bugia in diretta Tv perché Conte aveva preso un impegno al 2% che prendono tutti i governi. La Meloni ha preso un impegno al 5% la differenza sono 70 miliardi rubati alle casse degli italiani“.

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