Torna l’Elba Book Festival: dal 21 al 24 luglio 2026, la kermesse dei “Naviganti”
Ogni navigante sa che la vera conquista è uno sguardo rinnovato sul mondo, come un orizzonte oltre gli scogli, non la terra inesplorata a cui ormeggiare. Lo aveva intuito Gulliver, sbarcando su isole fantastiche per raccontare i limiti della sua stessa civiltà. Lo ribadisce ancora una volta Elba Book, dove ogni viaggio si rivela una metafora di confronto senza temere le raffiche del cambiamento.
Dal 21 al 24 luglio, nel salotto buono di Rio nell’Elba, torna il festival dedicato all’editoria indipendente e alla salvaguardia della bibliodiversità. La dodicesima edizione della kermesse, insieme alle altre manifestazioni letterarie della Rete Pym, ha scelto come tema “Naviganti”, trasformando una parola remota in un’efficace chiave di lettura del presente. «I naviganti sono coloro che accettano l’incertezza come condizione necessaria dell’incontro – spiega il direttore artistico Marco Belli – Anche i libri sono imbarcazioni: trasportano voci, idee e visioni da una riva all’altra del tempo».
Questa traiettoria unisce tavole rotonde, mostre, performance, laboratori per bambini (“Elbakids”) e gli stand di oltre un centinaio di editori che dal 2015 si alternano in piazza del Popolo (da Marcos Y Marcos a Nottetempo, fino a Edt). Tra gli autori protagonisti di questa estate ci saranno Eleonora Carta e Graziano Graziani con le loro nuove pubblicazioni indipendenti.
Con Breve storia della letteratura Weird (Graphe.it, 2026), Eleonora Carta conduce il lettore nei territori del perturbante, esplorando l’evoluzione di una narrativa che ridefinisce il confine tra realtà e mistero. Da Poe a Lovecraft, da Shirley Jackson a David Lynch, il saggio indaga quel momento in cui il familiare smette improvvisamente di esserlo, generando uno straniamento in cui le coordinate del reale si dissolvono. Più che un genere, il Weird si rivela uno sguardo capace di raccontare l’irruzione dell’ignoto nell’ordinario.
Graziano Graziani, con Storia delle rivoluzioni immaginarie (Quodlibet, 2026), firma invece un’eccentrica e necessaria “controstoria” della dissacrazione politica. Partendo dal presupposto che potere e sacro si somigliano nella loro pretesa di obbedienza liturgica, Graziani mostra come chi ride del potere compia un gesto profanatorio. Attraverso casi emblematici – dalla Lista Ippi al Partito Nettista, dagli Yippies al Fronte di Liberazione Nani da Giardino – l’autore analizza quelle “rivoluzioni” destinate a non governare, ma capaci di incrinare i lessici populisti e smascherare il teatro dei potenti. Evitando la rigidità dell’enciclopedia, il volume scorre dinamico e ricco di aneddoti, trattando l’assurdo con straordinaria lucidità narrativa.
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