Tour de France, Pogacar va oltre il concetto di alieno: domina la prima tappa di montagna e si riprende la maglia gialla | La nuova classifica generale
Fuoco e fiamme nella sesta tappa del Tour de France, la prima di montagna, con il giudice supremo: Col du Tourmalet. La mitica salita pirenaica ha subito messo in chiaro la superiorità di Tadej Pogacar. Lo sloveno, senza neanche scattare, ha seminato tutti a 43km dal traguardo, quando ne mancavano circa 4,8 alla cima del Tourmalet. Neanche Jonas Vingegaard, sebbene abbia confermato di essere il secondo più forte, è riuscito a seguirlo. Il danese era l’unica speranza concreta per tenere aperta la Grande Boucle, ma ha subito un duro colpo psicologico e ora, a meno di un miracolo o di cadute, non riuscirà a recuperare lo svantaggio accumulato oggi (+ 2’42”).
Un assolo nel suo stile quello di Pogacar, che, come di consueto, non ha aspettato gli ultimi chilometri per attaccare e lo ha fatto sulla salita più dura di giornata. Quella in cui si poteva fare la differenza sui rivali e soprattutto su Vingegaard, che in cima al Tourmalet ha pagato 30”. Un distacco contenuto, se paragonato a quello di Paul Seixas (1’25”) o a quello di Remco Evenepoel (1’45”). Pogacar, però, ha allungato sia in discesa, dove ha inflitto altri 40” secondi a Vingegaard, sia sulla salita finale di Gavarnie-Gèdre, dove il divario è salito a 2’38”; mentre il gruppo con Seixas, Evenepoel, Florian Lipowitz, Juan Ayuso e Isaac Del Toro ha pagato 3 minuti.
Distacchi abissali, che chiudono con 15 tappe d’anticipo il discorso maglia gialla. E visto che Vingegaard in classifica ha già 45” di margine sugli altri, in palio resta solo il terzo posto. Lo spettacolo, però, non mancherà perché Pogacar continuerà ad attaccare alla ricerca delle vittorie di tappa. Non è nel suo stile accontentarsi o sedersi sugli allori. Oltretutto, il record di 35 successi al Tour di Mark Cavendish non è così distante. Lo sloveno è già a quota 23 e gliene mancano “solo” 13 per battere il primato stabilito due anni fa dal britannico. Anche Vingegaard, da campione qual è, non si arrenderà fino alla fine e proverà ad architettare qualche trappola assieme alla sua Visma – Lease a Bike.
Nel frattempo, Pogacar si è ripreso la maglia gialla, dopo averla gentilmente concessa al norvegese Torstein Træen per due giorni, bravo ad approfittare di una fuga nella quarta frazione per balzare al comando con 7’53”. Un vantaggio abissale, che, al netto di una caduta, non è stato sufficiente per conservare il simbolo del primato. Un ulteriore dimostrazione dello strapotere di Pogacar, visto che nel 2025 Træen ha chiuso nono la Vuelta di Spagna ed è uno scalatore.
Un dominio sugellato anche grazie alla sua UAE Emirates, che ha imposto un ritmo infernale fin dal Col d’Aspin, non lasciando possibilità nemmeno alla fuga. A 73km dall’arrivo l’unico attaccante della prima ora, Ben O’Connor, è stato ripreso. E in cima all’Aspin erano già rimasti solo una quarantina di corridori. Poi, il capolavoro si è compiuto sul Tourmalet, dove Pogacar ha offerto l’ennesima impresa della sua carriera e ha dimostrato al mondo di essere imbattibile.
Classifica generale
- Tadej Pogacar
- Jonas Vingegaard + 2’42”
- Isaac Del Toro + 3’27”
- Remco Evenepoel + 3’30”
- Juan Ayuso + 3’34”
- Paul Seixas + 3’55”
- Florian Lipowitz + 4’00”
- Lenny Martinez + 4’21”
- Mattias Skjelmose + 4’57”
- Egan Bernal + 9’12”
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