Weekend al mare? La guida ai solari dell’estate 2026 e i consigli della dermatologa: “La pelle ha bisogno di tempo per adattarsi al sole”
È arrivato quel momento dell’anno: il sole picchia e non si può più fare a meno del solare. In spiaggia e in città: la crema con protezione SPF è il primo strumento di difesa della pelle esposta al sole in questo periodo. Per questo, i brand moltiplicano l’offerta. Oltre alle creme da applicare su tutto il corpo, propongono stick per i ritocchi e formule cosmetiche ibride, da usare sul viso come primo gesto della routine quotidiana: idratano, uniformano il colorito e proteggono. Ma nessun filtro, da solo, può garantire l’immunità completa: FQ Magazine ha chiesto consiglio per orientarsi alla dottoressa Pucci Romano, dermatologa, docente universitaria, presidente Skineco e autrice del libro sulla cosmesi Il Trucco C’è (Heisenberg).
Prima di sdraiarsi sul lettino a bordo piscina, bisogna tenere in mente un principio di prudenza: la pelle è resiliente, ma non dobbiamo approfittarne. “Non abbiamo più il senso della gradualità”, spiega la dottoressa Pucci Romano, presidente Skineco. “C’è chi va al mare il primo giorno e ci resta dieci ore: non c’è filtro che tenga, la pelle ha bisogno di tempo per adattarsi”. Non tutti, poi, possono ragionevolmente aspettarsi la stessa intensità di abbronzatura. “La formazione di melanina non è uguale per tutti, perché è caratterizzata dal fototipo. Ognuno di noi ha una capacità genetica di esporsi al sole con minore o maggiore danno, a seconda che sia naturalmente più chiaro o più scuro”.
La differenza tra SPF 30 e SPF 50
Nella scelta della crema solare vanno valutati diversi fattori: il primo è l’SPF, che non dovrebbe mai essere troppo basso: “L’SPF 10 o 15 non ha senso – spiega – Consideriamo che il filtro 30 e il filtro 50 differiscono esclusivamente per una maggiore durata della possibilità di esposizione. Significa semplicemente che con la protezione più alta puoi stare al sole un po’ di più: ci sono circa 20 minuti di differenza”. Ma anche questo dato non è omologabile per tutti. “Di fatto, se ho un fototipo con capelli rossi e lentiggini, non posso stare impunemente al sole nemmeno per quei 20 minuti in più”.
Allo stesso modo, invita a diffidare anche del famoso SPF 100: “Il filtro 100 non esiste, perché l’SPF, per convenzione internazionale, riconosce nel 50+ il massimo della protezione possibile. Quindi questo 100 inganna e può esporre le persone a un comportamento pericoloso, perché si crede di avere una protezione altissima, totale, che invece non c’è”.
Filtri chimici o fisici?
I solari, inoltre, si distinguono in base al filtro: “Il meccanismo di protezione è diverso – spiega la docente – I filtri fisici, come l’ossido di zinco o il biossido di titanio, riflettono la luce. I filtri chimici invece la assorbono”. Le sostanze chimiche hanno una capacità di interagire con il tessuto biologico e, in quanto tali, sono continuamente monitorate con attenzione, soprattutto in Unione Europea, che ha una legislazione molto rigorosa a tutela dei cittadini. Oggi si sta affermando una nuova filosofia formulativa: “I solari contengono cocktail importanti di antiossidanti, perché i raggi ultravioletti creano uno stress ossidativo – aggiunge la dottoressa – I fotoprotettori di ultima generazione utilizzano molecole a potente azione antiossidante, riducendo così la quota di filtri chimici e quindi delle sostanze che interferiscono con i nostri ormoni”.
Stick, multitasking, spray: i solari dell’estate 2026
Per quanto riguarda il formato di applicazione, i brand quest’estate vengono incontro a tutte le esigenze. Dai multitasking – un solo prodotto per viso, corpo e perfino capelli – allo spray con erogatore intelligente di Isdin, che non si sporca con la sabbia e fa a meno del cappuccio (tanto si perde sempre). Sempre più popolari sono i solari stick da portare sempre con sé, che permettono ritocchi al volo nel corso della giornata, specialmente in zone sensibili come spalle, collo, fronte, naso e attaccatura dei capelli. Non dimentichiamoci poi dei doposole, che fanno gli straordinari potenziando la tintarella e lasciando la pelle idratata, morbida e nutrita.
In generale, comunque, vale il principio di prudenza: esposizione graduale, specialmente nei primi giorni e qualche pausa dal sole: “A un certo punto, la cosa migliore è mettersi la maglietta o stare all’ombra”.
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