“Mi hanno chiesto di nasconderle. Sapevo che le cercavano ma non mi pento”, il racconto dell’anziana “zia” che ha nascosto le sorelle scomparse

È la tarda notte del 6 giugno quando alla porta di Maria Sofia Di Russo bussano alla porta. L’ottantenne vive sola al quarto piano di una palazzina nella zona popolare di Formia, in provincia di Latina. Nella mattina dello stesso giorno una chiamata le aveva detto di prepararsi: “Cosa avrei dovuto fare? Sabato mattina mi ha chiamata la loro madre. “Posso portare le bambine? Così mi ha detto. Ho pensato che fosse per farmi compagnia e invece ora è tutto un pasticcio”, racconta alla Stampa.

È lei la “zia” che ha ospitato e nascosto in casa sua le sorelle Di Giacinto, Sarah e Alysia, scomparse quella notte da una casa famiglia in Abruzzo, a Civitella Alfedena. Il 22 giugno i carabinieri le hanno ritrovate, dopo giorni di ricerca senza sosta, nel piccolo appartamento della signora. Ora la donna è indagata a piede libero. Sono invece finiti in carcere la madre delle bambine, Valentina D’Acunto, il compagno Vincenzo Esposito e il nonno materno Marco D’Acunto: l’accusa è di sequestro di persona aggravato in concorso.

La signora non vedeva quei suoi parenti da tempo, e stando a quanto afferma, non sapeva neanche che le due sorelle di 16 e 12 anni fossero finite al centro di una battaglia giudiziaria dopo il divorzio dei due genitori. Il nonno materno le aveva assicurato che sarebbe andato a prenderle insieme alla madre nei giorni successivi. L’unica indicazione era di nasconderle e non farle trovare. La casa di Di Russo è piccola: un salone, un bagno e due stanze da letto, una delle quali ospitava le sorelle scomparse.

Le ragazzine erano segregate in una stanza, non potevano uscire né aprire le persiane. Potevano solo vedere la tv”, ha spiegato il magistrato Luciano D’Angelo, durante la conferenza stampa per fare il punto sull’indagine. “Qui le ha portate il nonno – racconta la donna, appoggiata alla porta della casa -. Sono stata contatta appositamente per questo, e ho solo eseguito un ordine”.

Stando a quanto riferito dall’anziana signora, tutto quello che ha fatto è stato per il bene delle due ragazzine: “Ho capito che le stavano cercando, non sono scema: ne parlava la televisione”. Era Di Russo a cucinare per loro, a prendersene cura, anche se il cibo, come spiega lei stessa, lo portavano la madre e il compagno delle sorelline: “Hanno riempito una camera di spesa, con alimenti per due o tre mesi”. I vicini di casa e i condomini del complesso di case popolari invece assicurano di non aver mai visto Sarah e Alysia in giro per il quartiere. “Non avremmo mai pensato che fossero in zona. Ci conosciamo tutti, e non sospettavamo nulla. Le avranno spostate di notte, quando la gente dorme, mentre la spesa gliela portavano direttamente fuori la porta” spiega un residente della zona.

Ricordando alla Stampa quelle due settimane passate insieme alle sorelline, Di Russo racconta di come quei giorni siano passati sereni. “Sa come chiamavo Sarah e Alisya? Pinguini. Arrivavano a pranzo insieme, una dietro l’altra – dice la signora -. Erano legate come se fossero gemelle. Anche di più. Non ho mai visto un legame simile. Avevo un po’ di compagnia e loro una casa, premura e affetto. Sono sempre sola. Ho pensato tante volte di chiamare i carabinieri per chiacchierare un po’, poi ho lasciato perdere”.

L’ottantenne racconta di aver avuto un po’ di paura dopo aver sentito al telegiornale che nasconderle era un reato però, dice, “non sono pentita. Per niente“. Poi, con un po’ di commozione ricorda di quanto i carabinieri le hanno bussato alla porta, di come non avrebbe voluto inizialmente aprire: “Quando sono venute a prenderle l’ultima cosa che ho detto a Sarah, che mi guardava, è stato ‘mi dispiace’ – racconta ancora – loro non volevano andare in nessuna struttura se non dalla madre”. Le sorelle, invece, sono state trasferite adesso fuori dalla provincia, accompagnate dal sindaco di Minturno Gerardo Stefanelli, nominato loro tutore legale.

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