La PornOdissea che non avete mai letto (e Nolan non ha mai girato)
Nel 1968 la Rai trasmise in 8 puntate una splendida versione dell’Odissea, così riuscita da sembrare, ancora oggi, un miracolo; tanto più se rivista dopo l’Odissea di Nolan. Merito del regista, Franco Rossi; degli attori e dei doppiatori che aveva scelto; e dei suoi collaboratori, uno più bravo dell’altro (Mario Bava, per dire, girò l’episodio di Polifemo; e con Carlo Rambaldi curò gli effetti speciali di tutta la serie. Quanto agli sceneggiatori, al direttore della fotografia, all’autore delle musiche, agli scenografi, ai costumisti, ai truccatori e alle parrucchiere, la produzione De Laurentiis fu all’altezza di una Rai d’eccellenza che tutti rimpiangiamo e che da tempo non esiste più, noti i colpevoli). Le 8 puntate di quell’Odissea favolosa sono su RaiPlay. Un consiglio? Non perdete tempo col film di Nolan e guardate quelle. Il raffronto vorrebbe un più lungo discorso. Qui accenno soltanto.
Le emozioni dell’Odissea omerica non vengono solo dal testo, ma dall’ordito narrativo. Scompagina questo e buona parte di quelle emozioni spariscono. Rossi e i suoi sceneggiatori lo conservarono il più possibile; e infatti, guardando la sua Odissea, si vibra come leggendo Omero; e negli stessi luoghi. Indovinate invece cos’ha fatto Nolan. Il finale che ha inventato, poi, è così posticcio da essere ridicolo. La disavventura, comunque, mi ha fatto ricordare una cosa simpatica.
Quando abitavo a Fregene mi piaceva passare giornate a zonzo per la Capitale. Potendo, perché no? Nessuno lo vieta. E così, un luminoso pomeriggio di settembre, capito in una libreria dell’usato dalle parti di piazza Venezia. Ci trovo un tesoro: un intero scaffale di saggi in inglese sull’Odissea, sottolineati a matita. Come li sfoglio, mi accorgo che provengono tutti dalla libreria personale di Franco Rossi, morto l’anno prima: erano i libri su cui aveva preparato la mini-serie Rai. Compro dunque quelli che mi interessano, incluso un libriccino dalla copertina verde intitolato A Bedside Odissey. Pubblicato in inglese nel 1962 dalla parigina Olympia Press di Maurice Girodias, era una parodia porno dell’Odissea; dietro la firma fittizia “Homer & Associates”, apprendo oggi, si nascondeva un certo Michel Gall, già autore di The Sexual Life of Robinson Crusoe. Un amico inglese aveva regalato il volumetto a Franco Rossi. La dedica scherzosa, scritta con una biro blu, dice: “Ecco l’Odissea che dovresti girare!”
Meno male che Rossi non gli ha dato retta; peccato invece che non l’abbia girata Nolan: il formato Imax l’avrebbe resa indimenticabile. Da quella parodia porno ho ricavato un agile, libero riassunto, la cui lettura rallegra fin dall’introduzione, che era di Girodias. Buon divertimento!
PornOdissea. “Omero compose l’Odissea intorno a un atto “, scrisse Aristotele. Quale atto? Per secoli i critici pensarono al viaggio di Ulisse nel Mediterraneo. Ma nell’800 l’erudito turco Abdul Ouazi avanzò un’altra ipotesi: “Aristotele si riferiva a un’Odissea che non conosciamo. Il filosofo greco aveva letto un’altra versione della storia raccontata da Omero. Nei tempi antichi c’erano rapsodi che non recitavano versi alle mense dei re, ma nelle bettole frequentate dal popolo. Così nacque una versione erotica della vicenda di Ulisse, diversa dal testo classico. E l’atto a cui Aristotele si riferiva era quello sessuale”. Il 30 giugno 1940 il professore serbo-croato Virgili Phontofios scopriva a Tripoli proprio la versione pornografica cui alludeva Aristotele, in una traduzione araba. Telegrafò subito all’Istituto di studi ellenici di Atene: “Ouazi aveva ragione. Mandovi testo tradotto quanto prima”. Ma l’arrivo delle truppe di Rommel interruppe il suo lavoro: scambiato per una spia, fu ucciso. Il manoscritto arabo finì nella collezione di Rommel. Dopo la guerra, un assistente del dottor Kinsey, Abel Ormander, scoprì che l’antico testo era stato tradotto in tedesco e trovò quella traduzione fra le carte del colonnello von Brassner, un assistente di Rommel fuggito in Venezuela dopo la caduta del nazismo. Non c’è dubbio sull’autenticità del testo di von Brassner. Siccome però il manoscritto originario non è mai stato ritrovato, la Società di studi ellenici rifiuta di riconoscerlo. Ci è sembrato comunque doveroso pubblicarne la prima traduzione inglese senza attendere che l’originale riaffiori. Del resto lo stile di Omero è facilmente riconoscibile anche dopo le varie traduzioni (dal greco antico all’arabo, poi al tedesco e infine all’inglese): è evidente che nessun altro, a parte Omero, avrebbe potuto scrivere quel testo. Nonostante siano passati quasi tremila anni, non ha perso la sua freschezza. (1. Continua)
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