“De Gregori è il cantautore più politico e non deve esporsi per forza. Ma su Gaza mi ha infastidito”: la risposta di Fiorella Mannoia ad Andrea Scanzi

Francesco De Gregori è stato il cantautore più politico, quello che aveva da dire l’ha scritto nelle canzoni e gli artisti non sono obbligati a esporsi per forza. Ma “mi ha solo infastidito quando ha detto che non aveva le idee chiare su Gaza“. Ma di fronte a questa cosa qui dico: no, Francè, questo no, questo non te lo posso perdonare. Perché non avere le idee chiare di fronte a un popolo che è stato così massacrato, di fronte a questo genocidio che ancora oggi è in atto, in questo momento in cui stiamo parlando”. A parlare è Fiorella Mannoia che di De Gregori è amica oltre che collega: ha cantato le sue canzoni, ha cantato con lui in un tour indimenticabile insieme a Pino Daniele e Ron. La cantante romana ha risposto alle domande di Andrea Scanzi alla Gaberiana, il festival di Firenze dedicato a Giorgio Gaber (diretto dalla firma del Fatto Quotidiano).

“Francesco – è la premessa di Mannoia – ha scritto le canzoni più politiche della nostra storia. Cioè, a cominciare da Sempre per sempre, La storia, ma io mi ricordo anche canzoni come Rumore di niente. Quando dice: “Ci avevi creduto davvero che avremmo parlato esperanto o l’avevi sperato soltanto?”. Quando dice: “Babbo, c’è un imbianchino vestito di nuovo, c’è una pelle del vecchio serpente uscita dall’uovo”, che sarebbe no, quello che sta succedendo adesso, tutto questo fascismo”. Continua Mannoia: “Quello che aveva da dire è vero che l’ha messo nelle sue canzoni. Come dicevo, è il più politico, è stato il più politico, e io lo amo come artista, per cui mi fa fatica dovergli andare torto, mi fa proprio mi sento come se non ce la posso fare. Però sai quando dice, descrive i politici come pretoriani con la sirena, no? (La canzone è Povero me, la cui musica è scritta insieme a Mimmo Locasciulli ndr). Come quando li vedi sfrecciare con le sirene, sono pretoriani quelli. Ecco, per cui ha scritto delle cose talmente politiche e talmente profonde che mi un po’ m’ha stupito. Ci sono un po’ rimasta, anche se è vero che quello che aveva da dire l’ha scritto nelle canzoni”.

Altra premessa: il carattere di De Gregori, noto a chi lo conosce ma anche agli ascoltatori più attenti: “Siccome lo conosco e so che è bastian contrario e chi lo stava intervistando lo stava incalzando perché voleva che lui dicesse cose che lui non voleva dire, se lo conosci anche tu sai che lui a questo punto gira, ti va contro. Per dispetto esaspera l’aspetto opposto. Per dispetto ti va contro perché questo fa parte del suo carattere”.

Nel merito, tuttavia, Mannoia conferma che gli artisti non devono essere obbligati per forza. Dall’altra parte, però, “è anche vero che in un momento come questo, soprattutto in un momento come questo, abbiamo il dovere di dire, abbiamo il dovere di parlare perché se stanno mangiando il Paese, il mondo, non solo l’Italia, siamo in un momento così pericoloso che ognuno deve fare la sua parte. Ognuno, come può, dove può e con i mezzi che ha. Certo che noi siamo avvantaggiati, c’abbiamo un privilegio in più perché sto parlando, stiamo parlando davanti a un pubblico, anche te, per cui noi siamo, come dire, fortunati da questo punto di vista, perché abbiamo la possibilità di arrivare a più gente del cittadino comune che quelle cose le scrive sui social o magari le dice tra amici. Per cui io la sento come una grande responsabilità”.

L’unica eccezione è su Gaza: “Mi ha solo infastidito quando ha detto che non aveva le idee chiare su Gaza. Ecco, lì mi sono infastidita. Quella è l’unica cosa. Poi per il resto posso appoggiare tutto quello che ha detto, perché ognuno è libero di dire quello che pensa. Ma di fronte a questa cosa qui dico: no, Francè, questo no, questo non te lo posso perdonare. Perché non avere le idee chiare dopo– adesso stanno, stanno ancora bombardando di fronte a un popolo che è stato così massacrato, di fronte a questo genocidio che ancora oggi è in atto, in questo momento in cui stiamo parlando. Altro che pace o tregua, non c’è nessuna tregua. Per cui in questo momento qui, in un popolo che non ha medicine, non ha acqua, che è invaso dai topi, che stanno nelle tende, che gli rubano tutto, casa, eeeh, che continuano ad avanzare i coloni in Cisgiordania dove non c’è Hamas, perché lì Hamas non c’è. Per cui questo quando ha detto questa cosa qui mi sono infastidita, sono sincera”.

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