Quella di Vannacci si chiama slopaganda e, usata così, è un metodo fascista

Un account, forse da Londra, forse dalla Romania, patria della moglie di Vannacci, anche lei presente nel video, ha pubblicato un filmato generato con l’intelligenza artificiale. Nell’arena di un’antica Roma, un Vannacci ordina l’esecuzione fisica dei suoi avversari politici, i sosia di Elly Schlein, Giuseppe Conte, Romano Prodi, Laura Boldrini. A eseguire l’ordine è un suo scagnozzo, che ha anch’esso un nome e un cognome, ma che scelgo volontariamente di non riportare. L’esecuzione avviene con falce e martello, davanti alla folla.

Ecco, per me una cosa così non è satira. È propaganda politica vera e propria (in gergo viene chiamata Slopaganda Slop traducetela come sbobba) che immagina la morte violenta di persone reali che oggi fanno politica in Italia. Il fatto che sia un fan a produrlo, non lo staff ufficiale, non cambia la sostanza. Resta un contenuto politico, fatto per essere visto e condiviso.

A me ha ricordato un triste precedente. Il 30 maggio 1924, alla Camera, Giacomo Matteotti denuncia i brogli elettorali e le violenze delle squadracce. Viene interrotto in continuazione dai deputati fascisti. Secondo la testimonianza di chi era presente quel giorno, Mussolini perde la pazienza e si rivolge a un vicino con un gesto plateale e una frase “cosa aspettate?”, come se qualcuno dei suoi dovesse intervenire con più decisione. Dieci giorni dopo, il 10 giugno 1924, Matteotti viene rapito e ucciso da una squadra guidata da Amerigo Dumini. Non sapremo mai se quel gesto fosse un ordine in codice, o se alcune teste calde abbiano semplicemente interpretato un clima, credendo di fare un favore al capo. Il fascismo come metodo non ha mai avuto bisogno dell’ordine esplicito. Gli basta costruire un clima in cui la violenza contro l’avversario diventa pensabile, quasi doverosa, davanti a una massa.

Oggi non serve interrompere un discorso alla Camera. Non serve una squadra armata. Basta un prompt. Chiunque può creare un video in cui i propri avversari vengono giustiziati, e diffonderlo a migliaia di persone in poche ore. Immaginare pubblicamente la morte violenta di chi non la pensa come noi è già un atto di violenza, non uno sfogo goliardico. Non fa ridere. Un contenuto non si giudica dalle intenzioni dichiarate di chi lo produce, ma dall’effetto che produce su chi lo guarda. Normalizza l’idea che l’avversario sia un bersaglio, non un interlocutore. È quella che oggi si chiama slopaganda, contenuto generato con l’IA, a costo quasi nullo, che non convince con un argomento ma satura il flusso con un’emozione. Qui l’emozione è l’eliminazione fisica di chi dissente, di chi non si allinea.

Non è la prima volta che guardo da vicino questo tipo di fenomeni. Già a febbraio, in piana campagna referendaria, avevo scritto del caso di Cittadino Zero, l’avatar generato con l’IA comparso durante il referendum sulla giustizia. Non era un account ufficiale, ma veniva condiviso dai profili del Comitato per il Sì e della Lega.

C’è chi si chiede perché la sinistra non risponda con un altro video. La risposta è no. La sinistra non deve rispondere con un altro video sbobbapropaganda, deve parlare al cuore dei propri elettori, con un messaggio coerente. Deve alzare il discorso, non abbassarsi al livello dell’avversario. Deve ricordare la storia, il passato, quello che è già accaduto e che potrebbe accadere di nuovo, in altre forme. Deve stare in guardia. Dobbiamo tutti stare in guardia.

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