“Gli abbiamo detto di rallentare ma accelerava senza motivo, poi il vuoto”, il racconto dei ragazzi sopravvissuti all’incidente di Senago
“Durante il tragitto per tornare a casa abbiamo detto più volte a Gabriele di rallentare, sino a quando, arrivati a una curva stretta, andava dritto e finivamo con l’auto ribaltata nel canale pieno d’acqua”. È il punto di partenza comune delle versioni raccolte dagli inquirenti sull’incidente costato la vita a tre 17enni a Senago, mentre emergono nuovi elementi che fotografano la dinamica e le ore successive alla tragedia. Quel viaggio di ritorno dalla discoteca, dove si era festeggiato un 18° compleanno, si è spezzato in un tratto di strada stretto e buio, dove secondo i racconti dei sopravvissuti tutto sarebbe cambiato in pochi secondi.
Gabriele è il 19enne per cui oggi verrà chiesta la convalida dell’arresto e che si trova ora nel reparto “protetti” del carcere di San Vittore, sotto costante osservazione. È assistito dall’avvocata Martina Isella e dovrà ricostruire la sua versione davanti al giudice dopo l’interrogatorio: è accusato per omicidio stradale plurimo e pluriaggravato perché da neopatentato avrebbe dovuto avere un tasso alcolemico pari a zero e il primo test ha dato esito positivo e ben oltre qualsiasi soglia. Ma prima, sarà necessario attendere l’autopsia sulle vittime — Lorenzo Benin, Camilla Copparoni e Riccardo Provasi — e gli atti già raccolti dai carabinieri.
Secondo quanto emerge dalle indagini, il giovane avrebbe guidato con un tasso alcolemico di 1,61, dopo aver bevuto diversi drink nella notte. L’Audi A2 viaggiava con nove persone a bordo, una condizione che gli stessi ragazzi descrivono come inizialmente regolare: “Guidava con un’andatura adeguata essendo in nove in macchina”, racconta uno dei testimoni. Poi la svolta, sempre nello stesso punto: via per Cesate, nel tratto delle Groane. È lì che, secondo più testimonianze, l’auto avrebbe accelerato improvvisamente. “Ad un certo punto decideva di accelerare senza motivo”, riferisce un passeggero. “Tutti subito gli abbiamo detto di rallentare altrimenti saremmo scesi dall’auto“.
Un altro ricordo è frammentato ma ricorrente: “Non abbiamo neanche finito di dirglielo che la macchina ha perso stabilità: ho sentito un senso di vuoto, e ci siamo ritrovati ribaltati nel canale pieno d’acqua”. L’auto si è capovolta nel canale Villoresi, riempiendosi rapidamente. Alcuni finestrini risultavano abbassati e l’abitacolo si è allagato in pochi istanti, rendendo la fuga ancora più concitata. C’è chi racconta di aver chiuso gli occhi poco prima dell’impatto: “Ho capito che qualcosa non andava e per paura ho chiuso gli occhi. Ricordo solo di essermi ritrovata nel canale a bordo dell’auto”. E chi, grazie a un finestrino aperto, è riuscito a uscire e nuotare verso la sponda, aggrappandosi ai rami per mettersi in salvo.
Dai rilievi tecnici emergerebbe anche un dettaglio decisivo: la leva del cambio sarebbe stata trovata in quinta marcia, senza segni di frenata prima della curva sinistra che l’auto ha affrontato senza ridurre la velocità. Dopo l’impatto, il quadro si spezza tra salvezze e perdite. Alcuni passeggeri raccontano di aver aiutato altri a riemergere, di essersi aggrappati alla carrozzeria e poi alla vegetazione lungo il canale. Uno dei sopravvissuti riferisce anche del tentativo di Gabriele P. di prestare soccorso: “Si avvicinava alla sponda e dopo qualche minuto ritornava all’auto per verificare se ci fosse ancora qualcuno. Da lì tirava fuori Camilla (Copparoni, ndr) che era priva di sensi“. La ragazza è una delle tre vittime.
Il tentativo di aiuto si intreccia però con la dinamica ormai irreversibile dell’incidente. “Continuavamo a chiedere aiuto sino a quando dei passanti non si sono fermati per prestarci soccorso”, racconta un altro giovane. Ma per tre di loro era già troppo tardi. Resta ancora da chiarire il perché della corsa. Una delle ipotesi emerse dalle prime dichiarazioni riguarda la mancanza di un’auto per il rientro e la decisione di viaggiare tutti insieme. Ma è un tassello che non spiega la sequenza finale, quella accelerazione improvvisa nel buio e la curva mancata che ha trasformato il canale in una trappola d’acqua.
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