Il mistero delle “Farlands, le “terre estreme” di TikTok: ecco perché qui si cela il lato oscuro dell’algoritmo e come accedervi
Un nuovo e inquietante fenomeno sta popolando le zone d’ombra di TikTok. Lontano dalle sfide virali e dai tradizionali video musicali, si sta sviluppando un filone di contenuti battezzato “Farlands”, ovvero “terre estreme”. Come riportato dal Corriere, si tratta di una tendenza basata sulla condivisione di brevi video disturbanti e privi di un senso logico apparente, in cui si mescolano ambientazioni in bianco e nero, sorrisi grotteschi, voci sintetiche stridule e messaggi ripetitivi. Questi contenuti ibridano le classiche creepypasta — le storie horror nate nei forum del web nei primi anni Duemila — con meme oscuri e recentissime alterazioni visive generate dall’intelligenza artificiale.
L’origine videoludica del termine
Il nome “Farlands” non è casuale, ma deriva direttamente da un noto glitch (un malfunzionamento informatico) presente nelle prime versioni del videogioco Minecraft. Nel titolo originale, quando i giocatori si allontanavano di 12,5 milioni di blocchi dal punto di partenza, l’algoritmo andava in crisi a causa di limiti matematici del codice, generando paesaggi completamente deformati. Traslato sull’applicazione di ByteDance, il concetto indica i confini estremi del social network: una vera e propria terra di confine digitale in cui le regole dell’intrattenimento convenzionale collassano per fare spazio al disagio visivo e sonoro.
Le tecniche per ingannare l’algoritmo
Secondo le ricostruzioni fornite dal Corriere, TikTok non promuoverebbe spontaneamente questi contenuti, ma, al contrario, cercherebbe di nasconderli. I video delle “Farlands” contano infatti pochissime visualizzazioni e vengono caricati da profili con un numero irrisorio di follower, spesso pari a zero. Per eludere i filtri e raggiungere queste “terre estreme“, gli utenti adottano tecniche precise. Alcuni effettuano sessioni di scorrimento prolungate, spesso fino a notte fonda, nel tentativo di “esaurire” letteralmente il feed standard. Altri forzano il sistema digitando sequenze casuali di numeri nella barra di ricerca. Una volta trovato il varco e individuato il primo video disturbante, la community interagisce in modo strategico: gli utenti pubblicano commenti lunghissimi (fino a 500 caratteri) con il preciso obiettivo di “convincere” l’algoritmo a proporre loro altri contenuti del medesimo tenore.
Livelli, meme “fritti” e le dinamiche dei social
All’interno di questo ecosistema, gli utenti si scambiano teorie sull’esistenza di diversi livelli delle “Farlands“, popolati da entità misteriose, personaggi ricorrenti e codici comprensibili solo agli assidui frequentatori della nicchia. Tuttavia, il Corriere sottolinea come la fenomenologia in sé presenti poche reali novità. L’estetica si basa spesso sui cosiddetti “meme fritti”, ovvero immagini sottoposte a pesanti e continue distorsioni fino a diventarne quasi illeggibili, mentre i personaggi ricalcano le vecchie leggende metropolitane di internet. La vera evoluzione rispetto alle imageboard e ai forum del passato risiede nell’architettura tecnica del mezzo: l’elemento centrale è oggi l’algoritmo. Se i rumori bizzarri e le immagini spaventose riescono a trattenere l’utente incollato allo schermo, la piattaforma continuerà inesorabilmente ad alimentare quel filone. Un meccanismo che dimostra come, in fin dei conti, a vincere sia sempre l’algoritmo.
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