Aborto in Cile, arriva il disegno di legge per obbligare le donne ad ascoltare il battito cardiaco fetale
In Cile un gruppo di parlamentari di destra ed estrema destra ha presentato un disegno di legge che vuole obbligare le donne ad ascoltare il battito cardiaco fetale prima di abortire. Nel paese l’aborto è legale solo quando la gravidanza è causata da uno stupro, se mette a rischio la salute della madre e se il feto ha difetti congeniti incompatibili con la vita.
L’iniziativa, chiamata “Escucha tu corazón” (Ascolta il tuo cuore), mira a modificare l’articolo 199 del codice sanitario intervenendo su un quadro normativo già restrittivo. Il testo, composto da un solo articolo, prevede che il medico debba informare la donna se “l’attività cardiaca dell’embrione o del feto è rilevabile” per offrirle “la possibilità di ascoltare il battito cardiaco utilizzando i mezzi tecnici disponibili, insieme a una descrizione oggettiva dello stesso”. La persona che vuole interrompere la gravidanza può scegliere di non ascoltare il battito ma, in questo caso, il medico deve rifiutarsi di praticare l’aborto. Inoltre, si legge nel testo, “le decisioni prese dalla donna saranno documentate nella sua cartella clinica”.
Il disegno di legge è stato presentato da parlamentari del Partido Nacional Libertario e del Partido Republicano, fondato dal presidente José Antonio Kast. “Non c’è niente di meno ideologico del battito cardiaco di un neonato e di una legge che permetta di ascoltarlo prima della sua morte”, hanno affermato gli autori del testo. La proposta ha caratteristiche simili a iniziative già promosse in altri Paesi. In alcuni stati degli Usa, come il Texas e l’Arizona, una normativa prevede di fare ascoltare il battito prima di praticare l’aborto. Succede lo stesso in Ungheria e in Spagna nelle regioni di Castiglia e León, dove governa una coalizione formata da Vox e dal Partido Popular.
Anche se si tratta di un’iniziativa parlamentare, e non del governo, si avvicina alle posizioni dei membri dell’esecutivo. Il presidente Kast, eletto lo scorso dicembre, è apertamente contrario all’aborto. Prima di raggiungere il Palacio de La Moneda, dal marzo 2022 al dicembre 2024 è stato il presidente della Political Network for Values (PNfV), una delle più potenti lobby internazionali di organizzazioni e politici contrari all’aborto, all’eutanasia e ai diritti LGBTQ+. Una delle sue ambizioni è promuovere il modello della cosiddetta “famiglia naturale” nei documenti delle Nazioni Unite e negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Nel 2023 Political Network for Values era stata tra i promotori di un evento nella sede dell’Onu in cui sosteneva di dovere distinguere tra diritti umani “veri” e “falsi e non universali”, tra cui rientrano proprio il diritto all’aborto, al matrimonio egualitario e all’adozione per le persone LGBTQ+. Anche la ministra cilena per le pari opportunità, Judith Marín, è contraria all’aborto ed è stata in passato un’attivista anti-abortista.
Le organizzazioni femministe e in difesa dei diritti delle donne hanno definito la proposta un ulteriore attacco ai diritti sessuali e riproduttivi. Oggi in Cile l’obiezione di coscienza del personale sanitario e lo stigma sociale rendono difficile interrompere la gravidanza nelle tre causali previste dalla legge. Così molte sono costrette a ricorrere ad aborti clandestini. Nel 2025, all’ultimo anno del suo mandato, l’ex presidente Gabriel Boric aveva presentato un disegno di legge per legalizzare l’aborto senza giustificazione fino alla 14esima settimana. Non è stato ancora discusso.
L’articolo Aborto in Cile, arriva il disegno di legge per obbligare le donne ad ascoltare il battito cardiaco fetale proviene da Il Fatto Quotidiano.
