Agrigento al ballottaggio: tra richieste di arresto, centrodestra in difficoltà e accuse “stupefacenti” al candidato del campo largo
Inchieste giudiziarie, apparentamenti sottoscritti e saltati poche ore dopo e poi attacchi al candidato del centrosinistra per una sua proposta di legge sulla cannabis quando era deputato. Ad Agrigento, la città che ha dato i natali al drammaturgo e premio Nobel Luigi Pirandello, la campagna elettorale per il ballottaggio si è trasformata non tanto nella trama di uno spettacolo teatrale quanto in quella di un film statunitense, un mix tra commedia e thriller.
La richiesta d’arresto
L’ultimo colpo di scena, a pochi giorni dal voto, è la richiesta d’arresto per il deputato regionale di Forza Italia, Riccardo Gallo. La procura di Caltanissetta lo accusa di corruzione per appalti e incarichi alla moglie e a suoi uomini di fiducia nell’ambito di un’inchiesta che riguarda il Centro per la formazione del personale del servizio sanitario (Cefpas). Una notizia che travolge come una valanga Dino Alonge – il candidato sindaco ad Agrigento di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Mpa – ancora alle prese con la batosta elettorale del primo turno.
Gli altri big indagati
Adesso tutti i suoi principali sponsor politici – gli stessi che hanno sostenuto l’amministrazione uscente protagonista del flop e delle numerose gaffe di Agrigento Capitale della Cultura 2025 – sono alle prese con guai con la giustizia. Oltre a Gallo, infatti, anche il parlamentare nazionale di Fdi, Calogero Pisano, è indagato, ma per truffa e peculato, in un’indagine sull’uso di fondi regionali e comunali destinati a eventi culturali, mentre il deputato regionale del Mpa, Roberto Di Mauro, è coinvolto nell’inchiesta della Procura di Agrigento su un giro di tangenti nelle pubbliche forniture, compresi i lavori per la nuova rete idrica della città. Il tridente del candidato Alonge si trova pertanto azzoppato.
Centrodestra ancora diviso
Il primo tempo di questa pellicola era stato disastroso per il candidato principale del centrodestra che, per poco, ha rischiato il colpo del KO. Il responso delle urne del 24 e 25 maggio è stato molto penalizzante per lui. Le liste che lo sostenevano hanno sfiorato il 60% dei consensi, ma di questi voti lui ne ha persi per strada tanti, piazzandosi in seconda posizione. Il voto disgiunto ha toccato infatti cifre record spingendo al ballottaggio il candidato di ControCorrente, sostenuto anche da Pd e M5s, Michele Sondano. In nome della “pacificazione” della città Alonge ha così provato a ricompattare il centrodestra (Lega e Dc sostenevano un altro candidato, l’ex deputato regionale Luigi Gentile). Ma è stato inutile.
Le mosse di Alonge
Allora Alonge ha provato a chiudere un accordo con il candidato civico Giuseppe Di Rosa. Un corteggiamento durato pochissimo, così come il successivo “divorzio”. Di Rosa dopo avere attaccato duramente e per mesi i partiti che sostenevano Alonge e l’amministrazione uscente ha cambiato idea e ha chiuso un’intesa con la promessa di essere nominato vicesindaco. Un accordo, è stato spiegato, in nome di una vecchia amicizia che li legava nonostante le critiche mosse pochi giorni prima: “Anche grandi calciatori di serie A sono passati dal Milan all’Inter”, ha detto Di Rosa in conferenza stampa con un infelice parallelismo con il calciomercato. Designato nella lista di assessori di Alonge, però, pochi minuti dopo l’ex candidato civico si ritira lamentando presunti insulti ricevuti dal candidato Sodano all’interno dei corridoi del Comune. Il suo nome, comunque, sarebbe rimasto tra quelli della squadra di Alonge consegnata ufficialmente in Municipio.
Gli attacchi di Manlio Messina
Tra beghe locali ecco che arriva l’intervento “dall’esterno”. Probabilmente dai partiti che governano a Roma e a Palermo il rischio di perdere un capoluogo di provincia non è molto gradito. Così ecco arrivare in soccorso un parlamentare nazionale, il catanese Manlio Messina. Con un video sui social attacca a tutto campo Sodano, la sua giunta e il fondatore di ControCorrente, il deputato regionale ed ex iena Ismaele La Vardera che è alla prima importante prova elettorale del suo nuovo movimento. Messina ricorda che Sodano, quando era deputato, ha presentato una proposta di legge per legalizzare in Italia la cannabis e che, poco prima, aveva acquistato delle azioni di un’azienda canadese che opera nel settore della cannabis sanitaria. Quindi punta il dito contro una sorta di conflitto di interessi. Pubblica immagini create con l’intelligenza artificiale di La Vardera in una Valle dei Templi piena di piante di marijuana e parla di parenti di alcuni assessori designati da Sodano con presunti problemi con la giustizia o legami con politici democristiani.
L’ex Fdi e “l’operazione verità” annullata
Ma chi è Manlio Messina? È quel deputato nazionale, ed ex assessore regionale di Nello Musumeci, che a fine luglio del 2025 ha lasciato Fratelli d’Italia senza dare particolari motivazioni. Nell’aprile scorso ha annunciato una conferenza stampa affermando che era arrivato il momento di raccontare la verità sul suo addio al partito di Giorgia Meloni. L’attesa era alta, ma lui ci ha ripensato e ha annullato tutto: “Niente rivelazioni per non aiutare la sinistra”, dirà. Adesso eccolo riapparire, questa volta per inserirsi all’interno della campagna elettorale del ballottaggio ad Agrigento.
La replica di Sodano
Michele Sodano, che per meno di 260 voti ha sfiorato l’elezione al primo turno (in Sicilia, infatti, basta superare il 40% per essere proclamati sindaci), ha replicato punto per punto a quella che ha definito una “macchina del fango ad orologeria” portata avanti da Messina. Tra le altre cose ha ricordato che la sua proposta di legge “supportata dalla Direzione Investigativa Antimafia” prevedeva “l’autocoltivazione, ossia la possibilità di coltivare in casa” come avviene in tanti altri Stati. Una legge che, sottolinea, non avrebbe potuto quindi agevolare l’azienda canadese. “Avete provato ad intimidirci, ad aprire i nostri armadi. Se è questo quello che avete trovato, vi apriamo pure i nostri cassetti”, ha concluso. Una vittoria di Sodano rappresenterebbe un rilevante cambio politico per la Città dei Templi: gli unici sindaci eletti con alleanze trasversali, che includevano forze di centrosinistra, provenivano comunque dall’universo del centrodestra e qui hanno continuato a orbitare.
La parola agli elettori
In questo clima si arriva al voto. Lunedì si conoscerà il nome del nuovo sindaco di Agrigento. Gli elettori, al primo turno, hanno operato una sorta di rivoluzione a metà. Hanno praticato in massa il voto disgiunto ma hanno consegnato la maggioranza del consiglio comunale al centrodestra (19 consiglieri su 24): i più votati, tra l’altro, sono stati assessori uscenti e attuali consiglieri comunali, anche loro protagonisti degli ultimi cinque anni di vita amministrativa della città. Tra poco si scoprirà se il segnale dato al primo turno porterà all’elezione del primo vero sindaco di centrosinistra ad Agrigento o se il centrodestra manterrà la storica roccaforte. Non resta che guardare il finale del film.
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