Zurigo, morti sospette dei pazienti di cardiochirurgia: la Procura indaga per omicidio colposo, lesioni e falsificazione di documenti
Quattro pm con competenze mediche. Tutti dedicati al caso. La Procura del Cantone di Zurigo ha reso noto di aver avviato un’indagine penale – al momento non risultano ancora indagati – sul caso delle morti sospette nel reparto di cardiochirurgia dell’Ospedale Universitario di Zurigo. All’epoca dei fatti guidato dal professor Francesco Maisano, oggi al San Raffaele di Milano.
La vicenda penale prende le mosse dal dossier di 216 pagine commissionato dalla stessa Università di Zurigo a un gruppo di esperti indipendenti (il Fatto Quotidiano ne ha dato ampiamente conto). Il documento parla di “un eccesso di mortalità pari a 68-74 decessi nel reparto di cardiochirurgia tra il 2016 e il 2020″. “Undici decessi classificati come ‘inattesi’ su 307 esaminati” nel dettaglio.
Al centro del caso, tra l’altro, l’utilizzo di un presidio medico innovativo utilizzato per curare i disturbi delle valvole cardiache. Un dispositivo – prodotto da una società in cui Maisano ha ricoperto il ruolo di chief medical officer – che non viene più utilizzato. L’ipotesi ora al vaglio della Procura è che il dispositivo possa essere stato utilizzato quando non era necessario. Una vicenda nata dalle ripetute denunce di uno whistleblower, il dottor Andre Plass che oggi non lavora più nell’ospedale universitario.
L’Ospedale Universitario aveva fatto un mea culpa soprattutto nei confronti dei pazienti e delle famiglie. Aveva, però, puntato il dito verso la gestione Maisano e aveva annunciato, appunto, di aver passato gli atti alla Procura cantonale: “Le cause di questi incidenti risiedono principalmente nella nomina affrettata dell’allora primario del reparto di cardiochirurgia nel 2015, nella sua mancanza di capacità di leadership e nei preesistenti conflitti di interesse, ma anche nella gestione inadeguata del reparto stesso”. Ora il caso è approdato in Procura ed è stato aperto un fascicolo. Le autorità elvetiche hanno fatto sapere che sono state presentate tre denunce. Reati ipotizzati sono omicidio colposo, lesioni personali colpose gravi e falsificazione di documenti. Finora, va detto, si indaga a carico di ignoti.
La Procura ha anche fatto sapere che, oltre al lavoro dei pm specializzati in materia sanitaria e degli investigatori, intende avvalersi della consulenza di esperti del settore. Il Fatto ha ripetutamente cercato di contattare il professor Maisano per avere una sua versione dei fatti e un suo commento sulle dichiarazioni dell’Università di Zurigo. Maisano non ha parlato con il cronista, ma ha risposto con un comunicato scritto in cui respingeva ogni addebito: “Fui chiamato a Zurigo nel 2014 come primario in un reparto che richiedeva un profilo scientifico internazionale. Mi trovai, fin da subito, in un contesto difficile: ero un clinico italiano in un ambiente svizzero-tedesco, che non aveva mai accettato che un clinico italiano ricoprisse il ruolo di primario di una unità così importante. Le resistenze culturali e istituzionali che incontrai non erano banali incomprensioni: erano il frutto di dinamiche profonde, che rendevano arduo costruire un’équipe coesa attorno a una visione condivisa dell’innovazione clinica”.
Maisano prosegue: “Lo stesso rapporto prodotto dall’Università smentisce le accuse: la sovra-mortalità era attribuibile agli interventi chirurgici convenzionali (cioè a cuore aperto, ndr). Non alle procedure innovative (che arrivano al cuore attraverso le arterie, ndr). Non al Cardioband. Non alle tecniche transcatetere (cosiddette Tavi, ndr)”.
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