Bab el-Mandeb, cosa sta succedendo nello stretto sul Mar Rosso e quali sono i rischi del blocco minacciato dagli Houthi

Una misura del clima di allarme di queste ore lo dà il post social pubblicato su Truth da Donald Trump, in cui lancia direttamente “un monito” agli Houthi, dopo l’attacco alle navi saudite. Se dovessero farlo di nuovo, ha minacciato il presidente Usa, “saranno inflitte pesanti sanzioni militari all’Iran e, naturalmente, agli stessi Houthi”. Gli occhi in queste ore sono puntati sullo stretto di Bab el Mandeb, il passaggio marittimo all’estremità meridionale del Mar Rosso, dove le milizie sciite minacciano di fermare le vitali forniture di petrolio dell’Arabia Saudita. Negli ultimi mesi il corridoio ha assunto un’importanza strategica: è una delle ultime vie rimaste per il trasporto del greggio proveniente dai paesi del Golfo e diretto in tutto il mondo. E se il fronte si allarga al Mar Rosso, quindi, le ripercussioni sul transito del petrolio e sull’economia mondiale rischiano di essere molto gravi.

Non è la prima volta che si profila questo pericolo. Già a marzo Teheran aveva avvertito di come fosse pronta a chiudere anche questo secondo passaggio dopo quello Hormuz. Minaccia che si è fatta più concreta con l’annuncio, lunedì 20 luglio, da parte delle milizie degli Houthi sostenute dall’Iran di un blocco nel Mar Rosso del traffico marittimo saudita. Annuncio a cui hanno fatto seguito alcune azioni militari, come l’attacco con droni e missili alle due petroliere saudite Encelia e Layla, che hanno già in parte compromesso il traffico. Secondo i dati marittimi analizzati dall’Afp, almeno nove navi hanno fatto dietrofront prima di attraversare lo stretto di Bab-al-Mandab, tra cui tre che avevano fatto rifornimento di petrolio al terminale saudita di Yanbu sul Mar Rosso. I dati Kpler indicano che alle 16 di giovedì 23 luglio, 18 navi mercantili hanno attraversato il passaggio rispetto alle 26 totali dell’intera giornata precedente.

Non è certo se l’operazione della milizia yemenita contro le petroliere sia stata condotta in piena autonomia, nell’ambito delle ostilità con l’Arabia Saudita che vanno avanti dal 2014 e che negli ultimi giorni si sono riacutizzate. La scorsa settimana al confine ci sono stati diversi scontri a fuoco e il 13 luglio un raid saudita ha preso di mira un aereo diretto allo scalo di Sanaa, con a bordo comandanti del Corpo delle guardie rivoluzionarie, consiglieri e attrezzature militari collegate provenienti dall’Iran e destinati agli Houthi. Oppure se l’embargo marittimo è stato dettato da Teheran come leva per fare ulteriore pressione sugli Stati Uniti.

Di sicuro gli attacchi nel Mar Rosso rischiano di ampliare il teatro di guerra in Medio Oriente due settimane dopo la ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran, facendo intravedere all’orizzonte uno scenario preoccupante, con una doppia chiusura di Hormuz, di nuovo bloccato da Teheran, e Bab el-Mandeb sotto la minaccia yemenita. Il lucchetto simultaneo, con l’incubo di uno shock energetico, spaventa i mercati spingendo la quotazione del petrolio Brent sopra i 100 dollari, livelli che non si vedevano da fine maggio.

Prima della guerra scatenata da Usa e Israele contro l’Iran, il transito delle petroliere da Bab el-Mandeb non era particolarmente problematico. Da lì passava tra il 12 e il 15% del commercio mondiale via mare. Ma dopo il 28 febbraio qualcosa è cambiato, e l’arteria del Mar Rosso è diventata un asse cruciale e un elemento di pressione nella crisi in Medio Oriente. Con Hormuz impraticabile, l’Arabia è stata costretta a trovare un’alternativa e così ha dirottato gran parte del suo petrolio sul porto di Yanbu che si affaccia sul Mar Rosso, facendo affidamento proprio su Bab el-Mandeb. Negli ultimi mesi, il Paese ha esportato oltre 3,6 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti derivati via Bab el-Mandeb, diretti in prevalenza verso Corea del Sud, Giappone e Cina. Uno stop dello stretto oggi potrebbe interessare oltre il 3% del mercato petrolifero globale.

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