Barbari e romani nel Medioevo: il libro di Jennifer Radulovic smonta alcune fake news
C’è una data che segna un passaggio epocale. Il 476. La caduta dell’Impero Romano e l’inizio del Medioevo. Con la deposizione a Ravenna dell’ultimo imperatore, l’adolescente Romolo Augustolo, finisce il mondo conosciuto di grandezza e conquiste e ne inizia uno nuovo, inquieto e incerto. O almeno questo sembra dai libri di storia che si studiano a scuola. La realtà è abbastanza diversa. Nel 476 nessuno si accorge della caduta dell’impero. Tutti sono infatti abituati da molto alla presenza ormai endemica dei barbari in Italia, e il ricordo dei fasti dell’Impero è già stato dimenticato da tempo. È come se l’impero fosse caduto un po’ alla volta, senza fare troppo rumore.
Ma chi erano questi barbari? E com’era il loro rapporto con i romani? Di questo si occupa la storica Jennifer Radulovic nel libro Barbaricus. Viaggio nel Medioevo, con gli occhi degli altri (Feltrinelli). Per mettere a fuoco gli avvenimenti di quei dieci secoli che chiamiamo medioevo occorre capire alcune cose preliminari. Nel termine “barbari” rientrano popoli totalmente diversi tra loro, per provenienza, per tradizioni, per religione, che hanno come unico punto in comune di arrivare da “fuori” dei confini dell’impero. Quel periodo che noi identifichiamo come “le invasioni barbariche” può essere visto in modo diverso.
La storiografia tedesca per esempio usa il termine Völkerwanderungen, che significa “la migrazione dei popoli”, un concetto assai diverso. Sono state infatti di una migrazione di massa con tanto di donne e bambini, attraverso il confine, voluta inizialmente dallo stesso imperatore Valente fa passare i Goti, che scappavano dagli Unni, che potevano essere utili per ripopolare alcune zone.
I barbari portano con loro anche nuove usanze che vengono riprese dai giovani romani, come ad esempio l’uso dei pantaloni anziché delle tuniche, cosa che fa gridare allo scandalo molti anziani legati al “vestito tradizionale”. Mentre i barbari amano molto le kumpass, le casacche dal collo tondo (da cui il nome) di moda tra i romani, e che iniziano ad utilizzare al posto delle loro dal collo squadrato.
Sono molte le fake news circolate sui barbari, eccone alcune:
– Attila, “flagello di Dio” per citare Abatantuono, era in realtà un ragazzo educato dai romani (per uno scambio di ostaggi) che aveva appreso la cultura latina. Era considerato molto dotto e con una corte molto raffinata. Ancora oggi in Ungheria, Attila è molto ricordato, con statue e tributi, e il suo nome è spesso dato ai nuovi nati.
– I Vichinghi (i soldati normanni) non usavano elmi con le corna. L’immagine è legata all’allestimento delle opere di Wagner, e del suo costumista Carl Doepler, che per L’anello del Nibelungo inventò questi costumi eccentrici, poi ripresi dal cinema muto ed entrati così nel mito.
– I Normanni infine erano molto puliti, si lavavano spesso, curavano la barba con apposite spazzole e balsami. Ci sono testimonianze in cui si lamentano del tanfo che emanavano i cristiani che avevano catturato. “Non capiva come i cristiani potessero essere tanto sporchi: la prima volta che era partito per una scorreria si era sentito male ogni volta che passava davanti agli ostaggi catturati per essere rivenduti come schiavi. Emanavano un tanfo nauseante, e una volta venne a sapere che avevano pure le pulci!”.
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