La solidarietà è immediata davanti alle tragedie naturali, come in Venezuela: perché non si fa lo stesso a Gaza?
di Rosamaria Fumarola
Il Venezuela vive tempi difficili e non mi riferisco solo al terremoto che lo ha duramente colpito pochi giorni fa. A proposito di quest’ultimo, sono stata molto colpita dalla solidarietà dimostrata nell’immediatezza degli accadimenti da tutti, affinché sostegno concreto fosse assicurato subito alla popolazione.
A parte la considerazione banale che una crisi non consta solo di una fase che necessita di interventi urgenti, ma che è indispensabile che l’aiuto si protragga anche nei momenti successivi con modalità diverse di sostegno, il terremoto in Venezuela ha evidenziato una macroscopica contraddizione che val la pena sottolineare.
Tramite i media ogni giorno vediamo immagini durissime che testimoniano un oltraggio intollerabile alla vita di esseri umani innocenti. Sopportiamo di guardare migliaia di bambini perdere la vita perché colpiti dalla furia omicida israeliana. Osserviamo la quotidianità distrutta di tanti libanesi che, quando non hanno perduto la vita, non hanno comunque più una casa. Sopportiamo di guardare una gara podistica a Gaza in cui nessuno dei partecipanti non abbia perduto un arto o sia stato leso per sempre nella propria integrità. Accettiamo di leggere Primo Levi con un solo occhio, affinché l’altro, osservando la contemporaneità, non colga la drammatica similitudine tra ieri ed oggi.
La gara di solidarietà a sostegno del Venezuela non può sollevarci dalla responsabilità del mancato intervento in favore della popolazione di Gaza. Mirare e sparare deliberatamente alla testa di una bambina di sette mesi crea una macchia sull’intera umanità, che deve ribellarsi affinché nessun innocente subisca un danno da parte di chi abusa della forza per ampliare il proprio potere, senza che si concretizzi una risposta alternativa che provi a neutralizzarlo.
Il sacrosanto sostegno alla popolazione venezuelana dimostra peraltro quanto efficace sia la macchina dell’intervento nel caso di calamità naturali che si abbattono sugli abitanti di questo o quel paese. Tuttavia resta totalmente inutile quando si renda necessario avviare accordi che limitino il potere di aggressione del governo di uno stato nei confronti di un altro.
In sostanza se la responsabilità (ammesso che di responsabilità si tratti quando la natura esprime la propria forza) è della natura, la solidarietà si manifesta in tutta la sua pienezza, secondo un imperativo morale categorico al quale giustamente sentiamo di dover aderire. Qualora invece la responsabilità ricada sulla volontà dei nostri simili, ci riserviamo di valutare, di calibrare il nostro intervento o di non intervenire affatto. Guardiamo cioè prima al responsabile dell’aggressione e solo in seconda battuta alle vittime della sua hybris.
Il linguaggio del potere è tornato ad essere formalmente sdoganato come necessario, usando a sostegno di questa tesi persino la Bibbia. L’idea che per assicurare il benessere di pochi, tanti debbano pagare un prezzo altissimo deve subire un necessario cambio di rotta, affinché l’umanità non viva nell’alea di poter essere oggetto in qualunque momento della volontà di aggressione del potente di turno.
Resta poi da chiedersi come abbiano fatto i popoli dell’occidente ad abdicare alla responsabilità di esprimere rappresentanti degni di un ruolo di governo e non può sostenersi che questo è inevitabile perché frutto della globalizzazione di cui tutti siamo ostaggi. Dire di no è infatti sempre possibile, anche se la maggioranza di noi è disposta a farlo solo quando è a rischio della vita e del godimento delle proprie cose, mostrando indifferenza per le tragedie altrui.
Per quanto ancora saremo disposti ad accettare di vedere scorrere il sangue degli innocenti senza alcun tentativo di reazione? E tutta questa violenza alla quale non abbiamo cercato di porre fine ci cambierà? Ci abitueremo alla sua presunta ineluttabilità o dovremo cominciare a ricordare le nostre prerogative di cittadini e spingere chi ci rappresenta a dar voce al nostro dissenso?
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