Bologna, l’avvocata di Fakir a La7: “Ha pagato i suoi debiti nel 2012, da allora nessuna condanna e indagine. Basta chiamarlo criminale”
“Abderrahim Fakir era un essere umano e questa è la cosa principale che conta. Era un essere umano che era nelle mani delle forze dell’ordine e quindi temporaneamente ristretto nella sua libertà personale. Però ci sono alcuni punti da chiarire”. Lo ha affermato questa mattina l’avvocata Barbara Spinelli, legale di Abderrahim Fakir, intervenendo a Omnibus, su La7. Spinelli, avvocata del Foro di Bologna esperta in diritto dell’immigrazione, protezione internazionale e diritti umani, ha parlato del 42enne, morto domenica 19 luglio durante un intervento di polizia al Pilastro di Bologna.
La giurista ha spiegato che Fakir, nato in Marocco, viveva in Italia da quando era bambino e che, nonostante un permesso di soggiorno revocato, era regolarmente presente sul territorio. Nei documenti in suo possesso risultava quasi sempre in regola: alla revoca aveva fatto seguito una nuova richiesta di titolo e un provvedimento del giudice (sospensiva) che ne autorizzava la permanenza.
Spinelli ha poi smentito duramente le ricostruzioni sul passato penale del suo assistito: “Le notizie che sono state diffuse rispetto alla situazione penale del mio assistito sono false. Io ho il casellario penale, i carichi pendenti, i testi per il giudizio del mio assistito. Il mio assistito ha avuto precedenti solo per stupefacenti e per un’evasione dai domiciliari. Ha pagato il suo debito con la giustizia nel 2012. Da 14 anni non c’è nessuna indagine e nessuna condanna a suo carico. Quindi, qualsiasi altra notizia che verrà diffusa dicendo il contrario è una falsità. Una persona che ha finito e pagato i suoi debiti con la giustizia da 14 anni non può essere definita un criminale di elevata caratura“.
Al conduttore Gerardo Greco, che chiedeva chi fosse Fakir nella vita di tutti i giorni, ha risposto: “Ho varie tipologie di assistiti occupandomi di immigrazione e diritto penale. Lui era uno dei clienti più gentili e rispettosi che io abbia mai avuto. Purtroppo aveva una situazione a livello lavorativo per cui non gli erano state pagate delle commesse e aveva dovuto licenziare dei dipendenti. Aveva la responsabilità e la voglia di salvare quello che aveva costruito del suo lavoro. Era preoccupato dall’entrata in vigore del Patto europeo sull’immigrazione, anche per la retorica che l’ha accompagnato. E quindi sicuramente era in una situazione di forte stress emotivo“.
È seguito un breve scambio polemico con Flaminia Camilletti de La Verità, che ha osservato come non si possa giustificare un comportamento alterato solo per lo stress. Spinelli ha replicato: “Ma infatti non c’entra niente. Stiamo parlando della persona, non si può giustificare una persona da un episodio. Questa responsabilità lasciamola alla magistratura”.
L’intervento in studio arriva dopo il commosso post pubblicato ieri su Facebook dall’avvocata, che è rivolta direttamente a Fakir con toni affranti, esprimendo rimorso per non aver concluso in tempo la pratica del permesso e sottolineando la gentilezza e le preoccupazioni del suo assistito. Nel post l’avvocata ha invitato anche a concentrarsi sulle riforme necessarie sulle tecniche di contenimento e sulla formazione delle forze di polizia, anziché sul passato della vittima.
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