Così i volontari 118 devono gestire le urgenze psichiatriche: l’ho fatto per anni, non posso tacere

di Antonella Soddu

Ho fatto la volontaria in 118 per anni. Per anni sono salita a bordo di un vano sanitario di un’autoambulanza MSB – Mezzo di Soccorso di Base – dopo aver svolto tutti i corsi di formazione specifici e aver, nel corso di tutti gli anni in cui ho prestato servizio, sempre effettuato tutti gli aggiornamenti richiesti. Per questo, dopo averci riflettuto molto in questi due giorni di polemiche e informazione distorta, se non anche disinformazione, sul funzionamento, sulle linee guida e sui protocolli 118, mi permetto di chiedere ai lettori di leggere quanto segue. Capisco che il testo possa risultare lungo, ma vi assicuro che ne vale la pena.

Per chi come me ha operato per anni in 118, spesso in situazioni di emergenza – incidenti stradali, infarti, crisi psichiatriche – anche dopo aver riposto la divisa, lo stemma 118 e il blocco dei rapportini, non è facile scrollarsi di dosso l’esperienza. E di fronte a situazioni di emergenza non ci si tira mai indietro, nemmeno quando in tv si vedono immagini come quelle che hanno visto la morte di Fakir.

Fatta questa premessa, vorrei spiegare come è strutturato il sistema 118, come funziona, e come operano le MIKE e le MSB, anche e soprattutto alla luce delle nuove Linee guida approvate il 26 gennaio 2026 dal Ministero della Salute. Vi parlerò poi di come, secondo le stesse linee guida, si gestisce un’urgenza psichiatrica, precisando che si tratta di indicazioni nazionali, applicate allo stesso modo sia in Sardegna sia in Trentino.

Il 118 è il sistema pubblico di emergenza-urgenza attivo H24, coordinato da una Centrale Operativa che smista le chiamate inviando il mezzo più adatto alla gravità dell’evento. Le MIKE sono i mezzi di soccorso avanzato, veri pronto soccorso mobili per i codici rossi: a bordo c’è un medico, un infermiere e un autista soccorritore, in grado di intubare, defibrillare manualmente e somministrare farmaci. Le MSB, i mezzi di soccorso di base su cui ho prestato servizio io, hanno equipaggi di due o tre soccorritori volontari o dipendenti, formati con corsi regionali, ma senza personale sanitario a bordo: non possono somministrare farmaci, ma rilevano i parametri vitali, immobilizzano i traumi, usano il defibrillatore semiautomatico e stabilizzano il paziente in attesa, se necessario, del medico.

Quando un equipaggio MSB arriva sul posto, valuta prima i rischi dello scenario e indossa i dispositivi di protezione, poi controlla in sequenza vie aeree, respiro, polso, stato di coscienza e corpo del paziente. Comunica lo scenario alla Centrale, esegue le manovre consentite – medicazioni, immobilizzazioni, ossigeno – e trasporta il paziente al Pronto Soccorso indicato.

Nella crisi psicotica acuta, i volontari MSB non possono somministrare sedativi né contenere fisicamente di propria iniziativa: la priorità è la sicurezza, si mantiene la distanza, si tiene libera una via di fuga e, se il paziente è armato o violento, si attende l’arrivo delle Forze dell’Ordine. Si applica la de-escalation verbale: parla un solo soccorritore, con tono calmo e basso, a distanza di sicurezza, senza fissare lo sguardo né incrociare le braccia; il delirio del paziente non si contraddice né si asseconda, se ne valida la paura (“capisco che hai paura, siamo qui per proteggerti”) offrendogli piccole scelte per fargli sentire un minimo di controllo. Nel frattempo si allerta la Centrale per l’invio di medico e infermiere, raccogliendo se possibile informazioni dai familiari su patologie e terapie in corso.

La situazione più critica è quella del paziente psicotico già immobilizzato a terra da altri, perché la contenzione forzata può causare asfissia posizionale e arresto cardiaco. Se l’MSB arriva prima della MIKE, deve far togliere subito ogni peso da torace, addome e collo: il paziente non va mai lasciato a pancia in giù, ma va posizionato su un fianco o supino. Si controllano costantemente respiro e polso, si aggiorna la Centrale sollecitando la MIKE, si allontanano i curiosi e si prepara la barella con le cinghie omologate per un rapido passaggio di consegne al medico all’arrivo, così da procedere con la sedazione farmacologica e il trasporto protetto in ospedale.

Questo protocollo, volto proprio a prevenire l’asfissia posizionale, è in linea con le indicazioni ministeriali sulla rianimazione cardiopolmonare emanate il 27 gennaio 2026 e con le indicazioni della Società Italiana Sistema 118: la contenzione prolungata a pancia in giù con pressione sul dorso è una manovra errata e potenzialmente letale, e va fatta cessare immediatamente per permettere la corretta espansione del torace.

Va detto anche con chiarezza cosa può e non può fare un volontario MSB, perché non essendo personale sanitario si muove su un terreno delicato: non ha il potere di bloccare fisicamente un paziente cosciente che rifiuta il soccorso, e se lo fa di propria iniziativa, fuori da un pericolo di vita immediato, rischia una denuncia per violenza privata o sequestro di persona, perché la contenzione d’urgenza spetta alle Forze dell’Ordine o al medico del 118. L’unica eccezione è lo stato di necessità, quando serve a salvare il paziente o terzi da un pericolo grave e immediato, e cessa non appena cessa il pericolo. Ma dal momento in cui l’MSB prende in carico la situazione, ha anche il dovere di proteggere la vita del paziente: se lo trova a terra a pancia in giù, deve farlo girare subito, e non farlo, sapendo il rischio di asfissia, comporta una responsabilità penale grave, per omicidio colposo o omissione di soccorso. Per questo la scheda di soccorso, redatta in modo oggettivo e senza giudizi clinici, è la vera tutela legale dell’equipaggio.

In conclusione, non posso osservare silenzio dinanzi alle immagini dell’intervento su Fakir; non voglio esprimere condanne, ma nemmeno posso far finta di non sentire tutta la disinformazione circolata in questi giorni. Chi ha fatto il volontario continua ad esserlo per sempre: quando sente una sirena di ambulanza, sente di essere ancora dentro quel vano sanitario, pronto a portare soccorso a chi ha bisogno.

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