“Cuba infiltrata nel governo federale Usa”: il dossier di Washington che accusa L’Avana di 70 anni di spionaggio e terrorismo

Quasi settant’anni di “sovversione” anti-Usa. La colpa, come sempre, è de L’Avana, che avrebbe “infiltrato le più alte sfere” del governo federale e addirittura “reclutato” e “formato” intere generazioni di attivisti statunitensi. Cuba avrebbe quindi orchestrato “un’ondata senza precedenti di terrorismo di sinistra sul suolo americano”. È la convinzione maturata dal dossier “Cuba, il comunismo del 21° secolo”, pubblicato lunedì dal Dipartimento di Stato Usa.

L’amministrazione Trump ritiene L’Avana responsabile di una delle “più grandi e pericolose” infiltrazioni di Intelligence straniera mai verificata nella storia statunitense. Il dossier parla anche di un’evoluzione del “comunismo” cubano rispetto a quello sovietico, animato da “preoccupazioni più pratiche”, proprie di una “grande potenza”. Palazzo della Revolución avrebbe invece nutrito l’”ossessione” della “liberazione del Sud globale dai suoi oppressori coloniali occidentali”. Obiettivo raggiungibile – si legge – solo attraverso la “distruzione del regime imperialista Yankee”. Cuba avrebbe così dato vita a una “variante diversa” e “particolarmente pericolosa” della sinistra rivoluzionaria, sostituendo la lotta di classe per “scontri razziali, sociali e di civilizzazione”. Strategia che Washington ritiene in continuità con la dottrina del Terzomondismo, coniata nel 1966 a L’Avana, in seguito “capitale della sinistra radicale”. Cuba avrebbe poi “esportato” la rivoluzione attraverso organizzazioni come Fair play Cuba committee e la Brigada “Venceremos” sostenendo anche movimenti come Eln e M-19 (Colombia), i Montoneros (Argentina) e altre organizzazioni.

Gli Usa parlano di oltre 380mila combattenti e istruttori cubani in Africa e altrettanti agenti in Venezuela, durante l’era Chávez. Quanto alle infiltrazioni presso enti pubblici e istituzioni Usa, vengono citati i casi di Víctor Manuel Rocha (infiltrato per 50 anni nel Consiglio di sicurezza nazionale), Walter Kendall Myers e Gwendolyn Myers (Dipartimento di Stato). Il dossier è stato pubblicato poco dopo il vertice contro il terrorismo di sinistra, convocato il 16 luglio a Washington D.C e a cui hanno preso parte sessantasei Stati tra cui l’Italia. Già allora il segretario di Stato Marco Rubio anticipava le tesi del rapporto, scagliandosi contro i movimenti progressisti e in particolar modo contro i militanti di Antifa, già designata da Washington come “organizzazione terroristica”. “Non si tratta di cellule isolate né differenziate, ma di reti interconnesse”, ha detto Rubio, accusando i movimenti di “collaborare con Stati stranieri ostili” come l’Iran, che “condividono la loro missione”.

L’offensiva anti-Cuba degli Usa si inserisce in un contesto sempre più critico per l’Isola, con blackout sempre più ricorrenti e duraturi a causa del blocco petrolifero. Basti pensare alla località Veguita de Galo, da 26 giorni senza luce. Cresce quindi il malcontento, con 107 proteste registrate nel mese di giugno, secondo Occ, Observatorio cubano de conflictos. Si estende anche il regime sanzionatorio Usa che, oltre al Grupo de administración especial S.A., ora colpisce il Ministero del Turismo e imprese statali dedicate al commercio estero e al trasporto marittimo.

Eppure, nel frattempo, L’Avana si apre alle riforme, provando a rimanere in piedi. Lo scorso 10 luglio sono state introdotte 176 riforme, tra cui il via libera all’iniezione diretta di capitali stranieri nell’Isola attraverso imprese private locali e l’ampliamento di diritti di superficie fino a 99 anni per investitori stranieri. “Gli Usa cercano di allontanare gli investitori dall’Isola – ha denunciato il presidente cubano Miguel Díaz-Canel, parlando a Russia Today -, ma gli interessi per investire a Cuba non sono soltanto lì, negli Stati Uniti, bensì in altre regioni del pianeta”. Sullo sfondo rimangono anche le ferite delle proteste del 2021, riemerse dopo l’esilio dell’artista e attivista Luis Manuel Otero Alcántara, arrivato a Miami durante il fine settimana. Per L’Avana, farsi scappare il dissidente del Movimiento San Isidro è una concessione importante. Rubio però alza la posta in gioco e chiede il rilascio di “700 prigionieri politici”. Un modo per inceppare ogni dialogo: gli Usa non perdonano le alleanze con Cina, Iran, Russia e altri “nemici” nell’emisfero americano. In risposta, Díaz-Canel continua a denunciare la “punizione collettiva” di Washington contro il popolo cubano, ma non è solo l’Isola a doversi preoccupare là dove, chi governa gli Usa, punta a convalidare la persecuzione di ogni alternativa.

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