“Ddl caccia? Un’aberrazione che va fermata. Pichetto Fratin è contrario ma tace”: l’intervista all’ex ministro Costa
“Qui si sta andando oltre la soglia della legalità. I bracconieri stanno ringraziando la maggioranza di centrodestra. E noi, come forza politica, ma anche come cittadini, non possiamo accettare che accada”. Sergio Costa è generale di Corpo d’armata dei carabinieri. Per 30 anni si è occupato di reati legati all’ambiente, ha fatto la lotta alle ecomafie, ai Casalesi, al traffico illecito di rifiuti. E si è occupato di tutela degli animali e di bracconaggio. Nei tre anni da ministro dell’Ambiente, prima, e da deputato del M5s, poi, ha portato la propria esperienza per continuare sulla stessa strada: dal decreto Clima alla legge Salvamare, dall’insegnamento dell’ecologia nelle scuole alle battaglie a favore della fauna selvatica.
Onorevole, il disegno di legge Malan sta per essere approvato. Eppure la stragrande maggioranza degli italiani e delle italiane è contraria, mondo scientifico compreso.
Il ddl afferma un principio ridicolo, aberrante. Afferma che il prelievo venatorio è l’elemento di riferimento per la tutela della biodiversità, e i cacciatori sono le figure operative di questo principio. Tutto ciò fa rabbrividire, la tutela non si esercita uccidendo.
L’articolo 9 della Costituzione viene ribaltato?
Esattamente, così sì che è un mondo al contrario. Il significato costituzionale, e valoriale, dell’articolo 9 naturalmente non nasce per consentire il prelievo venatorio. Al contrario, è legato alle indicazioni della scienza. Qui si va nella direzione opposta: il parere degli scienziati, il parere di Ispra, non sono più vincolanti ma consultivi. Perciò stanno facendo fare un passo indietro alla scienza e due in avanti a chi uccide, a chi pratica un’attività ludico-ricreativa come quella della caccia. Sì, questo disegno di legge è un’aberrazione dell’articolo 9 della Costituzione.
E per il contrasto alle attività illegali?
Non contiene sostanzialmente nulla, c’è un’assoluta indulgenza nei confronti del bracconaggio. Anzi le sanzioni, a fronte di continue deroghe all’attività venatoria concesse ogni anno, vengono ridotte. Ma la cosa grave è che il testo prevede sanzioni per chi protesta. Se mettiamo insieme questi due aspetti, in pratica il ddl dà un buffetto sulla guancia al bracconiere e allo stesso tempo un pugno sul mento per chi ha a cuore animali e natura. Un segnale chiarissimo. Per questo abbiamo preso una serie di iniziative.
Vale a dire?
Abbiamo scritto al presidente della Repubblica, abbiamo chiesto ai senatori di fermare il ddl. E abbiamo sollevato l’incostituzionalità. La tutela della biodiversità deve partire dall’analisi scientifica, se va in secondo piano – come sta succedendo – torniamo al Medioevo.
E poi ci sono le procedure d’infrazione.
Il centrodestra sta letteralmente andando contro le due principali direttive sulla tutela della natura, la direttiva Habitat e la direttiva Uccelli. Il governo ha nascosto il richiamo della Commissione europea in un cassetto. Se il Parlamento approverà questa riforma, sarà matematica l’apertura di una procedura d’infrazione. Però, sa una cosa?
Dica.
L’iter della procedura d’infrazione è lungo. Intanto, nel 2027 saremo già andati al voto e l’elettorato di riferimento di Lega e Fratelli d’Italia sarà soddisfatto del risultato raggiunto sulla caccia. Come vede, tutta l’operazione è costruita in maniera diabolica.
A proposito di infrazioni, c’è molto malumore all’interno della stessa maggioranza, soprattutto per quanto riguarda Forza Italia. Lo può confermare?
Forza Italia sta incominciando a rendersi conto che il provvedimento va oltre la soglia di tolleranza culturale. Ma la firma del testo è di Fratelli d’Italia col forte appoggio della Lega. I mal di pancia ci sono, ma in Commissione abbiamo visto che il centrodestra ha votato compatto. Se Forza Italia non è d’accordo, perché non vota contro, perché non fa sentire la propria voce?
E il ministro Pichetto Fratin?
So per certo che ha chiesto, in modo informale, in Senato, di alzare il livello di opposizione al disegno di legge. Si è reso conto del fatto che stanno superando quella soglia di cui parlavo prima. Ma perché non esce lui allo scoperto? Deve esprimere pubblicamente la propria contrarietà.
Ci sono altri punti della riforma, al di là di quelli che ha toccato, secondo lei particolarmente gravi?
Tutti gli articoli sono ispirati al principio che ho illustrato all’inizio. In questo senso, non deve meravigliare il fatto che i richiami vivi vengano liberalizzati, con la possibilità di catturarne in natura quanti se ne vogliono, favorendo il bracconaggio e il traffico illecito di avifauna. E non deve meravigliare il fatto che nelle aziende faunistico-venatorie si possa esercitare la caccia per 12 mesi. O che si possa sparare nei periodi di accoppiamento e di nidificazione. O nelle spiagge, o nei parchi. Pensi che addirittura una frangia di cacciatori è contraria al testo. Chi non è contro è un’ampia fascia costituita da bracconieri, che con questa legge non vengono più considerati tali.
Se dovesse essere approvata?
Se andiamo al governo la priorità è cancellarla. Nessuno vuole demonizzare i cacciatori, ma ci vuole misura nelle cose, e questa iniziativa parlamentare è chiaramente un favore elettorale. Ed è possibile che un domani diventi un boomerang per il centrodestra: vale a dire che gli italiani si unirebbero per raccogliere le firme per un referendum abrogativo. Io lo sosterrei senza esitazione.
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