De Lucia in Parlamento: “I boss comandano dalle carceri, muniti di smartphone appena entrano. Cosa nostra vuole acquistare droni lanciamine”
“Poche ore dopo essere entrati in carcere i mafiosi vengono muniti di apparecchi telefonici. Questa è una situazione che riguarda tutti gli istituti di pena”. In audizione di fronte alla Commissione parlamentare Antimafia, il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia torna a denunciare la situazione “fuori controllo” dei penitenziari italiani, nonostante la reazione rabbiosa avuta nei giorni scorsi dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. “Quando gli arrestati entrano in carcere, nel giro di poche ore vengono muniti di apparecchi di comunicazione con l’esterno“, afferma De Lucia nell’aula di palazzo San Macuto. Questi dispositivi, spiega, “fino a qualche tempo fa erano microcellulari, ed è intuibile come venissero introdotti all’interno delle carceri. Oggi, invece, sono smartphone, e in misura molto consistente. Ho anche i dati relativi alla quantità di apparecchi telefonici reperiti all’interno delle carceri, ed è un dato assolutamente importante. Ho poi un altro dato che riguarda i luoghi in cui questi telefoni sono stati rinvenuti, perché non si tratta di una situazione che riguarda soltanto le carceri siciliane, ma, per quanto emerge dalle indagini del mio ufficio, anche istituti penitenziari disseminati in tutto il territorio nazionale. Non ho alcun dubbio che anche i colleghi degli altri uffici abbiano rinvenuto telefoni cellulari all’interno delle carceri”, aggiunge il magistrato.
De Lucia ribadisce quindi l’allarme sull’influenza dei boss detenuti: “La possibilità che è data a questi soggetti di continuare sostanzialmente a comandare dall’interno delle carceri è un tema estremamente problematico, perché noi abbiamo fatto una cosa importante, nei trenta e passa anni dalle stragi, che è stata l’applicazione di un regime molto efficiente di isolamento dei capi riconosciuti delle organizzazioni mafiose, attraverso il 41-bis dell’ordinamento penitenziario”. Il regime di carcere duro, spiega, “si è rivelato di grandissima utilità e conseguente alla strategia generale che è stata posta in essere: alla cattura di latitanti deve conseguire l’isolamento degli ex latitanti ora detenuti, quindi dei capi”. Il procuratore replica indirettamente anche all’accusa di Nordio secondo cui, affermando che la mafia comanda in carcere, si offende “l’intero corpo della Polizia penitenziaria“: “Conosco il lavoro di uomini e donne della Polizia penitenziaria, conosco le loro difficoltà, i pericoli e i rischi. Sono il primo servizio di polizia giudiziaria al quale noi diamo fiducia per questo tipo di attività, al quale riconosco il sacrificio e rendo onore. Nei confronti della Polizia penitenziaria il mio rispetto è assoluto e non penso possa essere messo in discussione da nessuno”.
Il magistrato parla anche delle strategie di Cosa nostra, in particolare per quanto riguarda l’approvvigionamento di armi: “È piuttosto inquietante osservare come abbiamo tracce dell’uso di AK47 e abbiamo rinvenuto anche ordigni esplosivi ad alto potenziale. Tutti provenienti dall’area del Salento, ma ragionevolmente di importazione dall’area balcanica, perché sono ancora prodotti della guerra nella ex Jugoslavia, della fine degli anni Novanta. I collaboratori di giustizia però ci dicono di interessi verso armamenti molto più sofisticati che si stanno cercando di reperire sui nuovi mercati, quali ovviamente il conflitto russo ucraino che genera armi di nuova tecnologia. Anche Cosa nostra è interessata e in particolare noi abbiamo segnale del tentativo di acquisto di droni lanciamine che sono strumenti estremamente sofisticati, rispetto ai quali noi non siamo in questo momento preparati a difenderci”, avverte. “Noi sappiamo qual è l’uso che queste organizzazioni vogliono fare, però un altro dei segnali della vitalità di Cosa Nostra sta nel tentativo di ricostruire un arsenale di particolare qualità, cioè non più armi ordinarie che, peraltro, noi reperiamo giornalmente nel territorio del distretto di Palermo, ma armi da guerra e materiale esplosivo di elevata qualità”.
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