Djokovic, ancora tu: un’altra tappa cruciale della carriera di Sinner passa dalla sfida con il fuoriclasse 39enne
La finale anticipata? Probabile. La partita che tutti stavano aspettando? Sicuramente. Jannik Sinner e Novak Djokovic tornano a sfidarsi nella semifinale a Wimbledon. L’azzurro grazie al successo nei quarti di finale contro Jan-Lennard Struff, il serbo al termine di una battaglia durata 5 ore e 15 minuti contro Felix Auger-Aliassime (quarto di finale più lungo di sempre a Church Road, battute le 5 ore e 12 minuti di Schuettler-Clement del 2008). L’incrocio che tutti avevano pronosticato dopo il sorteggio del tabellone si è verificato, in quello che sarà un remake della sfida andata in scena dodici mesi fa, sempre in semifinale, e vinta dal numero uno del mondo. Davanti a Nole quindi c’è l’opportunità di prendersi una rivincita londinese, così come Sinner ha la possibilità di cancellare l’amarezza dell’ultimo precedente giocato tra i due all’Australian Open dello scorso gennaio, con la semifinale persa al quinto set. L’uno è lo scoglio più duro dell’altro verso il titolo.
Entrambi arrivano a questo appuntamento con certezze e nodi da sciogliere. Dopo l’esordio complicato contro Miomir Kecmanovic, Sinner non ha più perso un set, senza dominare ma crescendo partita dopo partita. L’azzurro ha approfittato di un tabellone agevole, riuscendo a non sprecare troppe forze lungo il cammino. L’unica incognita in vista della semifinale può essere l’assenza di un vero test probante, che invece sarebbe stato molto utile dopo il crollo al Roland Garros e il mese di stop dalle competizioni. Sinner è stato molto chiaro dopo la vittoria contro Struff: “Credo che se voglio avere una chance in semifinale dovrò alzare un po’ il livello”.
Intanto ha incrementato il numero di ace rispetto a un anno fa: già 97 rispetto ai 62 dell’anno scorso. Una differenza che può rivelarsi una chiave contro Djokovic. Il numero uno del mondo ha bisogno di un sussulto Slam in questa stagione dopo Melbourne e Parigi. Nei Masters 1000 il dominio è stato totale, mentre nei Major qualcosa finora è mancato. La strada verso il bis a Wimbledon e il quinto titolo della carriera passa ancora una volta dal serbo, come già in altre tappe centrali della carriera di Sinner. Basti ricordare la Coppa Davis 2023 o il primo Australian Open due stagioni fa.
Il serbo invece è diventato il secondo giocatore più anziano dell’Era Open a raggiungere il penultimo atto dei Championships, dopo Ken Rosewall (39 anni 234 giorni) nel 1974. È alla 15esima semifinale sull’erba londinese, l’ottava consecutiva. Forse è l’ultimo giro di danza a Londra, e la sua missione mette nel mirino altri numeri per altri record: il 25esimo Slam e l’ottavo Wimbledon, per agganciare Roger Federer.
Il suo percorso ha regalato certezze e fiducia, mettendo in mostra quella meravigliosa capacità di saper leggere i momenti clou di una sfida. Disciplina dove è ancora il migliore di tutti. Djokovic però – oltre alla battaglia durissima contro Auger–Aliassime – ha sulle gambe anche altre partite pesanti, per superare Arthur Rinderknech e Roman Safiullin. Prestazioni importanti che hanno però richiesto un notevole dispendio di energie. A 39 anni compiuti non un dettaglio secondario. E infatti è proprio da qui che prende forma la domanda centrale della vigilia: quante energie ha ancora a disposizione Novak Djokovic?
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