Elena Basile: “Un’Europa sana dovrebbe ricucire con Russia e Iran”. Poi replica all’ascoltatore: “Mi ritengo filo Ucraina”

L’oligarchia italiana ha occupato i parametri del pensiero. Entro questo pensiero ci si può muovere con una certa cautela, ma non c’è una forza politica, tranne M5s, Avs e forse una sinistra del Pd (se esiste), che stabilisca un nesso tra quello che sta succedendo in Medio Oriente e la guerra occidentale contro la Russia e che quindi prenda una posizione forte contro le guerre, contro il riarmo europeo, contro la distruzione dello Stato sociale“. Così ai microfoni di Battitori liberi, su Radio Cusano, Elena Basile, ex ambasciatrice d’Italia in Svezia e in Belgio, denuncia con forza la polarizzazione del dibattito pubblico italiano, dominato da un pensiero unico che tende a impedire ogni ragionamento critico sulle guerre in corso.

L’ex diplomatica parte dal suo recente articolo sul Fatto Quotidiano, “Un’Europa sana dovrebbe ricucire con Russia e Iran”, e descrive una spaccatura netta all’interno di quella che definisce “oligarchia”. Da una parte, il centrosinistra (socialisti europei e democratici americani) permette un discorso critico sul genocidio perpetrato da Israele a Gaza: condanna Netanyahu, le politiche di apartheid, i coloni in Cisgiordania. Dall’altra, però, si mostra inflessibile sulla guerra in Ucraina.
E osserva: “Non è possibile assolutamente chiedersi quale sia il fine strategico di una guerra alla Russia, che è una potenza nucleare, che ha 6mila testate, dove sia l’interesse dell’Europa, che ci sarebbe di male per l’Ucraina se l’Ucraina fosse neutrale. Niente di male per l’Ucraina, niente di male neanche per l’Europa, ma queste domande non si possono fare“.
Dall’altro lato dello schieramento, le destre europee e trumpiane aprono al dialogo sulla Russia e sulla necessità di una mediazione diplomatica, come fa, ad esempio, Roberto Vannacci. Ma su Israele e Palestina diventano intransigenti: chiunque denunci la sofferenza palestinese viene etichettato come “filo Hamas” o pericoloso apologeta dell’Islam.
Basile critica duramente anche figure moderate come Paolo Gentiloni, ex presidente del Consiglio e commissario europeo, definito “il miglior interprete della componente democristiana del Pd”. “Eppure – sottolinea l’ex ambasciatrice – quel bellicismo e quella retorica militarista che lui esprime io me li aspetto da un dannunziano, non certo da un moderato dal carattere mite, che si è distinto per aver fatto carriera all’ombra di Renzi e si è distinto dal suo padrino perché aveva posizioni pacate”.

Sul fronte ucraino, poi, Basile ricostruisce la genesi del conflitto. Secondo la sua analisi, la Russia ha risposto a un’escalation pilotata dagli occidentali. Già dopo un mese dall’inizio dell’”operazione speciale” nel marzo 2022, con poche truppe schierate, sarebbe stato possibile una mediazione. Ancora oggi Mosca avanza con cautela, senza impiegare tutto il suo potenziale bellico, e rifiuta le “finte proposte” occidentali perché non si parla di pace mentre si preme per l’ingresso della Nato in Ucraina.
“Questa guerra è scoppiata per la neutralità dell’Ucraina – ribadisce – Se l’Occidente veramente volesse la mediazione, la prima cosa che dovrebbe fare è parlare della neutralità dell’Ucraina. Ma non vuole. La Russia naturalmente non risponde alle finte proposte di negoziato, perché non si propone la mediazione quando i volenterosi affermano di voler avere le truppe Nato nel territorio ucraino“.
Riguardo a Teheran, Basile parla di “coalizione Epstein”, cioè quella israelo-americana, che ha eliminato la leadership iraniana. L’Iran, che “fino a prova contraria non ha ucciso nessuno”, ha risposto con dichiarazioni forti, ma l’Occidente ignora le proprie violazioni del diritto internazionale e vede solo le reazioni altrui. Un’Europa sana, secondo Basile, dovrebbe invece “pensare agli interessi dei popoli europei”.

Durante la trasmissione un ascoltatore contesta con forza la spiegazione dell’ex diplomatica: “Putin voleva un’Ucraina neutrale? No, Putin voleva un’Ucraina russa, punto!”.
Basile replica citando i fatti storici: dal discorso di Putin a Monaco nel 2007, passando per le posizioni di Kissinger nel 2014, fino alle istruzioni ricevute dal governo italiano quando era in servizio: “Io, in quanto ambasciatrice, avevo istruzioni dal governo italiano di difendere accanitamente una posizione moderata, nel senso di dire: noi non siamo per invitare l’Ucraina nella Nato. Sono stati i nordico baltici, i polacchi e il Regno Unito a insistere sulla linea opposta”.
E puntualizza: “Io mi ritengo filo Ucraina perché ho una grande compassione per il popolo ucraino, che sta soffrendo al fronte e che è utilizzato come carne da cannone per sporchi interessi occidentali, geopolitici americani e neoconservatori – conclude – Mi dispiace che l’ascoltatore, come la maggioranza della società civile, sia tratta in inganno da una propaganda che ormai occupa tutti i media”.

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