Scandalo formazione a Bergamo: la Regione Lombardia revoca gli accreditamenti alla fondazione Ikaros
Non accenna a placarsi il terremoto che ha scosso il mondo della formazione professionale lombarda dopo gli scoop del Fatto Quotidiano di nove mesi fa sulla gestione di Daniele Nembrini e della sua famiglia, vicini a Comunione e Liberazione e alla Curia di Bergamo. Le nuove scosse telluriche sono scattate il 10 luglio, quando la Regione Lombardia ha ufficializzato il decreto n. 9332 che ha revocato gli accreditamenti alla Fondazione Ikaros di Nembrini per le sedi bergamasche di Calcio e Grumello del Monte e per quelle milanesi di Buccinasco e Trezzano sul Naviglio. Una decisione che pare mettere fine all’era Nembrini e che però lascia nell’incertezza circa 1.500 studenti e le loro famiglie, oltre a decine di docenti e di dipendenti, mentre il Pirellone avvia freneticamente le procedure per individuare nuovi gestori che possano garantire la continuità didattica a partire da settembre. Ma questa revoca non è che l’ultimo atto di un lungo declino iniziato pubblicamente nell’ottobre del 2025 e qualcuno la legge anche come un “regolamento di conti” all’interno di Comunione e Liberazione.
Tutto ha avuto inizio con la serie di rivelazioni del Fatto Quotidiano, che ha scoperchiato le indagini della Procura di Bergamo quello che viene definito il “sistema Nembrini”. Daniele Nembrini, per anni considerato il punto di riferimento della formazione professionale in Italia, è finito al centro di un’indagine degli inquirenti lombardi per le ipotesi di reato di malversazione, truffa, fatture false e bilanci truccati. Le cifre sono da capogiro: le fondazioni del “sistema Nembrini” negli anni hanno ottenuto oltre 40 milioni di fondi Pnrr assegnati ai suoi ITS (tra cui Jobs Academy, il più grande d’Italia), decine di milioni di contributi regionali e di Anpal Servizi. Denaro pubblico che, secondo le ipotesi al vaglio degli inquirenti, veniva drenato attraverso un labirinto di circa 70 società tra Italia, Lettonia, Lussemburgo e Romania. Mentre Nembrini sbandierava il suo “voto di povertà” conduceva però una vita nel lusso, girava con autista su una Bmw i7 da 130mila euro e costruiva per la propria famiglia un patrimonio immobiliare da almeno 6 milioni, con ville in Sardegna, appartamenti sulle Alpi francesi e residenze di pregio a Cenate Sopra. Le ipotesi al vaglio dell’inchiesta riguardano un meccanismo di “vasi comunicanti”: prestiti infruttiferi tra fondazioni, consulenze fittizie a società di famiglia e l’utilizzo di fondi pubblici per scopi privati, come l’acquisto di azioni della Banca del Fucino per 3,5 milioni. Persino le famiglie degli studenti, convinte di accedere a una formazione gratuita, venivano chiamate a pagare “contributi volontari” che di fatto erano rette obbligatorie, arrivando a generare un incasso extra di 1,5 milioni l’anno.
La decisione della Regione Lombardia di “staccare la spina” a Ikaros non è però letta da tutti come un mero atto amministrativo dovuto alle irregolarità contabili. Fonti interne e messaggi trapelati suggeriscono uno scontro fratricida all’interno di Comunione e Liberazione. Daniele Nembrini, pur essendo un “formigoniano doc”, era diventato un personaggio considerato “anarchico” e scomodo per i nuovi vertici del movimento. A pesare sarebbe stata soprattutto la sua scelta di dare spazio e voce a Julián Carrón, l’ex presidente della Fraternità di Cl, inserendolo come referente spirituale nel suo gruppo di lavoro dopo che questi era stato allontanato da chi lo accusava di aver tradito il carisma del fondatore Don Giussani. Il timore espresso da alcune fonti interne all’universo di Cl è che Nembrini, incassando i milioni del Pnrr, potesse dar vita a una costola autonoma del movimento. Così, secondo queste stesse fonti, il sistema che per vent’anni aveva sostenuto le “opere” di Nembrini, con la benevolenza di figure come il direttore generale della Formazione regionale della Lombardia, Paolo Mora, visto l’incalzare delle inchieste avrebbe deciso di sacrificarlo per riassegnare tra poche settimane i centri di formazione ad altri uomini di fiducia. Fonti vicine alla vicenda danno in pole position per rilevare le attività di Ikaros Diego Montrone, anch’egli vicino a Cl e presidente di Aef.
Con il crollo del dominio su Ikaros, la battaglia per la sopravvivenza della famiglia Nembrini si è però subito spostata sulla “casa madre”, la Fondazione San Michele Arcangelo (Sma) che controlla l’intero gruppo. Qui è entrato in scena il fratello di Daniele, Don Eugenio Nembrini, sacerdote di Cl e legale rappresentante della Fondazione Nembrini. Sabato 11 luglio, don Eugenio ha convocato un’assemblea straordinaria di Fondazione San Michele Arcangelo per estromettere l’amministratore unico Luca Baravalle, nominando al suo posto Giacomo Maisto, consulente del lavoro di Caserta. In una nota, la nuova governance targata Nembrini della Sma afferma di aver presentato contro l’amministratore unico Baravalle “una querela nella quale vengono formulate gravi contestazioni riguardanti la gestione dell’ente e altri fatti che saranno oggetto delle valutazioni delle competenti autorità giudiziarie”.
Dal canto suo, con un comunicato stampa Baravalle, che non è indagato e che aveva assunto la guida della Sma per traghettarla fuori dalla crisi, ha reagito duramente definendo l’azione un “colpo di mano” illecito. Secondo la nota di Baravalle, la delibera sarebbe nulla poiché priva della maggioranza statutaria (la Fondazione Baravalle, socio fondatore al 50%, ha espresso voto contrario) e costituirebbe una “falsa attestazione a pubblico ufficiale” nel momento in cui è stata depositata alla Camera di Commercio di Roma. La governance della Fondazione San Michele Arcangelo diventa quindi ora terreno di uno scontro legale senza precedenti. Baravalle ha già dato mandato ai legali per avviare azioni in sede civile, societaria e penale, con diffide formali a Maisto e segnalazioni d’urgenza per bloccare la pratica abusiva in Camera di Commercio. Nel frattempo, i fornitori e gli istituti di credito sono stati avvertiti di non riconoscere alcun potere di rappresentanza alla nuova nomina voluta dai Nembrini.
Sullo sfondo resta l’attività della magistratura di Bergamo, che da ormai due anni scava nei 50 terabyte di documenti sequestrati dalla Guardia di Finanza. Gli inquirenti seguono i flussi finanziari verso i paradisi offshore (Dubai, Panama, Albania) e i rapporti di Nembrini con soggetti pregiudicati per riciclaggio, come Francesca Catino. Sebbene la difesa del “fondatore” possa puntare sul fatto che i fondi, una volta entrati nelle casse di una fondazione privata, perdano la natura di “pubblici” (secondo una recente sentenza della Cassazione), le ipotesi di malversazione, appropriazione indebita e falsi restano pesantissime. Mentre la famiglia Nembrini tenta l’ultima resistenza arroccandosi nella Sma, il sistema educativo che hanno costruito sembra stare definitivamente implodendo, lasciando dietro di sé uno strascico di macerie legali e un futuro incerto per migliaia di studenti.
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