Gianni Alemanno è uscito dal carcere: “Farò politica con Vannacci. Meloni apra dibattito nella destra”

I tricolori, gli abbracci, i vecchi camerati, gli striscioni. Ma niente Generale, con cui dovrebbe vedersi a cena. Gianni Alemanno esce dal carcere romano di Rebibbia dopo un anno, 5 mesi e 24 giorni di detenzione, alle dieci di un mercoledì di nuvole e caldo torrido, in mezzo a una folla di cronisti e simpatizzanti. Roberto Vannacci non c’è contrariamente agli annunci dei giorni scorsi. Però ha mandato una delegazione del suo partito, Futuro Nazionale, capeggiata dall’ex soubretta Sylvie Lubumba con spilletta d’ordinanza e ventagli. L’ex sindaco di Roma, in maglietta a maniche lunghe blu, rivendica subito: “Esco dal carcere da innocente”. E attacca: “Sul sovraffollamento carcerario Giorgia Meloni non ha fatto nulla”. Ne parlerà con il ministro della Giustizia Carlo Nordio, annuncia. Parla già da alleato di Vannacci, con il suo movimento Indipendenza Nazionale: “La premier apra un grande confronto a destra, anche con Vannacci”. Il suo riferimento è già il Generale, “che se non commette errori tra dieci anni sarà a Palazzo Chigi” come aveva detto al Foglio. Attorno a lui vecchi militanti. “Sono riuscito a stringere la mano a Gianni, non me la lavo per una settimana” sorride un uomo sui 70 anni. La ressa continua, mentre Alemanno va verso l’auto che lo riporterà a casa. E nella politica italiana.

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