Inchiesta sui De Laurentiis, nulla sarà più come prima: dall’indagine di Bari dipende la morte o il rilancio delle multiproprietà
C’è un piano giudiziario: spetterà ai magistrati stabilire se le controverse operazioni fra Napoli e Bari di padre e figlio De Laurentiis costituiscono davvero un reato. E poi c’è un piano sportivo, che non riguarda solo le sanzioni nei confronti di club e dirigenti: al netto di eventuali fascicoli e procedimenti che potranno essere aperti in ambito federale, l’inchiesta della Procura di Bari è la morte della multiproprietà. Dovrà esserlo per forza.
Non può sfuggire il valore “politico” di questa indagine, in un momento molto particolare per il calcio barese, in cui la città intera (dai tifosi alla politica) ha rigettato i De Laurentiis. E per il calcio italiano in generale, visto che – come rivelato dal Fatto – negli ultimi mesi si è tornato attivamente a discutere di multiproprietà, con la richiesta di allinearsi alle norme Uefa, che potrebbe trovare terreno fertile con l’elezione in Figc di Giovanni Malagò (di qui anche la mossa di Lotito di comprarsi la Reggina). L’apertura di un fascicolo da parte di una Procura della Repubblica sembra un avviso ai naviganti: una batosta per chi sognava di far cadere il divieto (ricordiamo che attualmente la scadenza è posta al 2028, stagione entro la quale i De Laurentiis dovranno cedere Napoli o Bari, ponendo fine all’ultima multiproprietà rimasta). Anche perché c’è un dettaglio in particolare su cui si concentrano i pm.
I magistrati hanno messo nel mirino soprattutto la cessione del portiere Elia Caprile avvenuta nell’estate 2023 per soli 2,2 milioni di euro, a fronte degli 8 incassati due anni dopo dal Napoli: i De Laurentiis si difendono sostenendo che il prezzo (apparso a tutti sottostimato) fu quantificato da una perizia terza; per l’accusa, invece, avrebbe costituito una “distrazione” di un “asset di significativo valore” dal patrimonio del Bari in favore di quello della capogruppo, in un contesto per altro di conclamata fragilità economica. È chiaro che qui si contesta proprio la legittimità delle operazioni fra parti correlate. Che poi è il motivo per cui i presidenti (alcuni, non tutti) vorrebbero il ritorno della multiproprietà: se non è possibile scambiarsi i giocatori fra società e valorizzarne i cartellini perché puoi finire indagato dal pm di turno, la multiproprietà perde gran parte della sua utilità, tanto vale abolirla. Questo è l’aspetto più dirompente dell’inchiesta.
C’è però anche l’altra faccia della medaglia. Se alla fine della fiera l’inchiesta della Procura di Bari dovesse concludersi con un’archiviazione, e anche in sede sportiva non ci saranno conseguenze, significherà sdoganare definitivamente questo tipo di operazioni. Un “liberi tutti”, che poi è quello che alcuni patron (De Laurentiis in testa) vorrebbero. Perciò è bene che qualche provvedimento venga preso, anche soltanto un buffetto simbolico, per stabilire un principio: quello che hanno fatto Napoli e Bari non si poteva fare, la multiproprietà è sbagliata. E perciò deve sparire.
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