Indagato il capogruppo di Futuro Nazionale a Brindisi. L’accusa: truffa alle banche

Un sistema di truffe ai danni di istituti di credito andato avanti per quattro anni, dal 2019 al 2023. È questa l’accusa della Procura di Brindisi, che ha chiuso le indagini nei confronti di 145 persone accusate, a vario titolo, di 252 imputazioni: associazione per delinquere, riciclaggio, indebite percezione di erogazioni pubbliche, malversazioni di erogazioni pubbliche e truffa.

Tra loro ci sono anche Nicola e Michele Didonna, padre e figlio di 70 e 46 anni: il primo è attualmente capogruppo in consiglio comunale a Brindisi con il partito Futuro Nazionale ed è accusato di truffa, malversazione di erogazione pubbliche e indebita percezione pubblica. Il figlio, che è stato assessore dal 2016 al 2017, secondo l’accusa è parte integrante delle associazioni a delinquere che, una volta ottenuti i finanziamenti, divideva le somme di denaro (anche 30mila euro a pratica) attraverso bonifici bancari o prelievi in contanti per scopi diversi rispetto alle finalità delle singole attività imprenditoriali. Secondo le imputazioni, Michele Didonna ha individuato personalmente o tramite suoi collaboratori gli imprenditori a cui intestare le richieste di finanziamento, con copertura pubblica, in assenza di merito creditizio e sulla base di false informazioni reddituali, di fatturato o di spesa salariale. Nell’inchiesta della Procura, coordinata dal pubblico ministero Francesco Carluccio e condotta dalla guardia di finanza, sono coinvolti professionisti che vivono e operano tra le province di Brindisi e Lecce, tra cui commercialisti ed una dipendente della Banca Popolare Pugliese.

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