“La casa è sacra”. E il garage? A ogni sentenza partono gli slogan da Far West

di Lucio Aquilina

Ogni volta la stessa cosa.
C’è un fatto di cronaca, arriva una sentenza e, prima ancora di leggere le motivazioni, parte il campionato nazionale del “Io assolvo”. In questi giorni il caso dell’orefice che ha sparato ai rapinatori in fuga ha riacceso il dibattito. O, per essere più precisi, ha riacceso gli slogan. “La casa è sacra.” “La sicurezza è sacra.” “Chi si difende non dovrebbe mai essere condannato.” Frasi che, dette così, sembrano inattaccabili. Del resto, chi oserebbe dichiararsi favorevole alla profanazione della casa o contrario alla sicurezza?

Ma l’aspetto assurdo di tali posizioni emerge quando si prova veramente a rendere universali questi “principi”. Per esempio: se la casa è sacra, il corpo cos’è? Una dependance? Dunque una donna che reagisce a uno stupratore, come ha fatto Ruggero, sta forse difendendo qualcosa di meno sacro del soggiorno di casa? E , navigando nel ridicolo di certe posizioni, l’automobile? Per alcuni è il posto dove passano più tempo che in salotto. C’è chi ci lavora, chi ci mangia, chi accompagna i figli. È meno sacra perché ha quattro ruote? E il furto ad un’azienda? L’offesa o la minaccia personale alla mia ragazza? Facciamo una classifica della sacralità con tanto di podio?

Oro: casa.
Argento: corpo.
Bronzo: Panda del 2008.
Fuori dal podio: cantina e balcone.

Il diritto, per fortuna, funziona in modo leggermente più complicato.

Poi c’è un altro slogan: “Chi si difende ha sempre ragione.” Sempre? Immaginiamo due persone che, nello stesso istante, sono entrambe convinte di difendersi. Chi vince? Si va ai rigori? Lasciamo quindi la decisione ai partiti di maggioranza? Il caso più difficile è la difesa sul pianerottolo o sui confini tra due terreni. Oppure immaginiamo che uno spari a chi sta già fuggendo. O che sbagli persona. O che colpisca un passante. Continuiamo a usare il “sempre” oppure iniziamo a mettere qualche asterisco? È curioso come il “sempre” funzioni benissimo finché riguarda gli altri. Quando poi il proiettile attraversa il muro e finisce nel soggiorno, improvvisamente scopriamo che le sfumature esistono.

Ma il vero miracolo è un altro. Ogni volta che una sentenza non piace (ma utile politicamente), si scopre che il problema non è il caso concreto, bensì la magistratura.
Se assolve, applausi.
Se condanna, complotto.
Se dà ragione, è giustizia.
Se dà torto, è ideologia.
Una sfortuna che i giudici non vengano eletti dopo ogni sentenza con il televoto. Forse il diritto è nato proprio per evitare che il criterio fosse: “Io la vedo così.” Perché, se ognuno diventa giudice della propria causa, allora possiamo tranquillamente chiudere i tribunali e sostituirli con un sondaggio sui social o meglio la sentenza di qualche membro del governo.

Naturalmente la paura è reale. Le rapine esistono. Le aggressioni anche. Chi le subisce merita protezione e solidarietà.
Ma una società civile si misura proprio quando riesce a difendere contemporaneamente due cose: il diritto delle persone a proteggersi e il diritto di tutti a non vivere in un Far West dove l’ultima parola spetta a chi estrae per primo la pistola.
“Troppo comodo. Troppo comodo e troppo facile. Troppo comodo, troppo facile e troppo semplice, e potrei continuare” (dal magnifico film di Pietro Germi). Controllo capillare del territorio, organizzazione delle forze di sicurezza, investimenti adeguati in personale, strutture e risorse per la sicurezza dei cittadini in uno stato democratico e civile. Questo è quello che compete alla politica, il resto sono chiacchiere per nascondere incompetenza assoluta nella gestione dello stato: bocciati.

Concludendo: la casa è davvero sacra ma il corpo ancora di più. Ed è utile ricordare che anche il cervello, ogni tanto, meriterebbe una piccola benedizione prima di trasformare uno slogan in una legge universale.

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