La Corte dei Conti: “Sul debito/pil quadro non rassicurante. Crescita debole, servono piani per sostenere gli investimenti post Pnrr”

Il Documento di finanza pubblica restituisce “con realismo” un quadro dei conti pubblici che, rispetto al Piano strutturale di bilancio 2024, appare “sensibilmente deteriorato”, soprattutto sul fronte del debito. È la valutazione della Corte dei conti, intervenuta in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. La crescita del rapporto rispetto al pil, infatti, “è andata gradualmente aumentando fino a più che raddoppiare rispetto a quanto stimato in fase di predisposizione del PSB”. Un’evoluzione che – sottolinea la Corte – non dipende dal Superbonus, il cui impatto era già noto, ma soprattutto dalla debolezza della crescita, sia reale sia nominale, a fronte di un miglioramento del saldo primario comunque “inferiore alle aspettative”.

Nel contesto “estremamente critico” attuale, per la Corte va considerato positivamente il fatto che il Dfp preveda comunque un’inversione della curva del debito a partire dal 2027, seppur “inizialmente molto contenuta”. Sul piano della politica di bilancio, il quadro internazionale segnato anche dall’escalation in Medio Oriente e dai rincari energetici impone “da un lato il controllo dei conti pubblici e, dall’altro, una più attenta selezione degli interventi”. I margini ristretti richiedono una “rigorosa definizione delle priorità di spesa”, inclusa quella per eventuali aumenti settoriali come la difesa, mantenendo le tutele per famiglie e imprese. Resta elevato il livello di incertezza: la stabilità dei conti è esposta a “fortissimi rischi esogeni” che potrebbero rendere necessarie revisioni rapide degli scenari e l’adozione di politiche anticicliche.

Sul fronte degli investimenti, la Corte richiama l’urgenza di rafforzare l’efficacia della spesa infrastrutturale, indicata come principale motore della crescita, anche in vista dell’esaurimento progressivo degli effetti del Pnrr in scadenza ad agosto. “Appare, di conseguenza, urgente, agire sulle condizioni strutturali che ostacolano l’effettiva realizzazione degli interventi programmati e, allo stesso tempo, avviare una nuova stagione programmatoria, orientata a scelte di policy in grado di rafforzare l’efficacia della spesa per investimenti e il suo contributo agli obiettivi di sviluppo tracciati nel Documento. Ciò richiede di conciliare la realizzazione delle infrastrutture strategiche di rilievo nazionale con un più efficace sostegno agli investimenti locali, anche al fine di assicurare un profilo di investimento pubblico più equilibrato e sostenibile nel tempo”.

Quanto al fisco, la pressione fiscale ha raggiunto il 43,1% del Pil, il massimo dal governo Monti, e”sembra stabilizzarsi, anziché indirizzarsi verso una riduzione che libererebbe risorse in favore delle imprese e delle famiglie, favorendo sia gli investimenti che i consumi”. Per quanto riguarda la dinamica del recupero dell’evasione nel 2025 l’Agenzia delle Entrate ha riscosso circa 29 miliardi, saliti a 36,2 miliardi includendo gli incassi per altri enti. Risultati “significativi”, ma “la prospettiva deve essere quella di un ulteriore incremento poiché le stime più recenti del tax gap, risultanti dall’Aggiornamento della Relazione sull’Economia Non Osservata e sull’Evasione Fiscale e Contributiva, pubblicato nel dicembre 2025, mettono in luce che nel 2023 l’evasione tributaria e contributiva si colloca in un intervallo compreso tra 107,1 e 111,9 miliardi”.

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