La Flotilla italiana accusa il governo dopo la liberazione dei suoi membri in Libia: “Esulta, ma nessuna azione contro le violazioni sugli attivisti”

C’è gioia tra gli attivisti della Global Sumud Flotilla per la liberazione, dopo circa un mese, di Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, i due membri del movimento di terra che erano detenuti in Libia. Ma nel comunicato diffuso dalla delegazione italiana si vuol sottolineare che nessun merito deve essere attribuito alle istituzioni italiane che, in questi mesi, non sono riuscite a prendere provvedimenti concreti nei confronti di chi ha violato i loro diritti, nemmeno dopo le immagini delle detenzioni illegittime e delle umiliazioni in video: “Da tutta Italia saremo presenti ad accogliere Dina e Domenico e a manifestare loro la nostra vicinanza – si legge – Resta l’amarezza per un governo che celebra il proprio operato senza delle azioni chiare sulle violazioni commesse contro i propri cittadini durante le due missioni GSF, dalle forze israeliane a quelle libiche. In aggiunta, non una parola di elogio verso il lavoro e l’impegno della società civile che non ha mai smesso di lottare”.

La notizia della liberazione, che circolava da ore in maniera informale, è stata data in maniera ufficiale dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, con un post su X. Una scelta che non è piaciuta agli attivisti italiani della Flotilla: “Oltre al silenzio assordante dei trenta giorni appena trascorsi – aggiungono -, nelle dichiarazioni del ministro non si trova alcuna traccia di una condanna formale per le violazioni del diritto internazionale subite dagli attivisti durante la prigionia, né un riconoscimento per il ruolo cruciale giocato dalla mobilitazione internazionale della società civile”. Tajani, nel suo post, ha invece rivendicato il successo dell’operazione grazie a un “intenso lavoro diplomatico” e ringraziato il personale della Farnesina e i servizi di intelligence per “l’ottimo lavoro svolto“.

“Esigiamo – concludono dalla delegazione italiana della Flotilla – che le nostre istituzioni si muovano con interventi diplomatici ad alto livello, formali condanne contro le violazioni del diritto, attivazione di sanzioni mirate contro i responsabili e la sospensione di ogni forma di cooperazione. La liberazione di Dina e Domenico è un primo passo, ma la comunità internazionale non può chiudere gli occhi sulle violazioni dei diritti umani e sulla criminalizzazione del crescente movimento internazionale verso la Palestina, oggetto di impedimento e rischio su tutti i fronti. È proprio questo movimento che i governi cercano di ostacolare, che però sta dimostrando di essere sempre più determinato e coeso verso la continua denuncia dei crimini in corso, finché non sarà davvero ripristinato lo stato di diritto”.

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