“La sfida del WWF oggi è il clima. Ma sulla tutela della natura stiamo facendo passi indietro. Il ddl caccia? Allucinante”

Come siamo passati dal tema chiave della conservazione della fauna selvatica a quello della crisi climatica? Lanciando, ad esempio, una campagna che si chiama ‘Il Panda siamo noi’, che spiega che, se oggi il panda sta molto meglio rispetto a sessant’anni fa, siamo noi a essere in pericolo a causa del mutamento climatico e della cecità con cui (non) stiamo rispondendo. Facciamo troppo poco per contrastarlo e per fermare le fonti fossili”. Luciano Di Tizio, giornalista e naturalista, è presidente del WWF Italia. Nel giorno in cui l’associazione, fondata da Fulco Pratesi, compie sessant’anni di vita, racconta come al tema della conservazione della biodiversità si sia aggiunto e affiancato un attivismo radicale sul fronte climatico. “Siamo ancora indietro nel contrasto al riscaldamento globale”, dice. “E, per certi versi, persino su questioni che pensavamo risolte, basti vedere il Ddl caccia del governo”.

Come stava l’ambientalismo negli anni Sessanta?
In realtà non c’era proprio, è stato inventato allora, perché avevamo una situazione molto diversa e, per certi punti di vista, peggiore, non sul piano climatico ma su quello degli atteggiamenti e dei comportamenti. L’Italia era un Paese in pieno boom economico, segnato da una rapida industrializzazione e da un diffuso consumo di suolo. La caccia era aperta per molti mesi in più, i lupi potevano essere cacciati sempre, c’era una strage a tutti gli effetti. Il WWF è stato fondamentale nel cambiare questo atteggiamento, ad esempio passando dall’immagine del lupo cattivo a quella di specie in pericolo, così come sono state fondamentali le campagne contro i pesticidi e la distruzione degli habitat.

Quali, in breve, le tappe del vostro percorso?
Siamo nati nel 1966, cinque anni dopo il WWF Internazionale. Già nel 1967 abbiamo creato una prima oasi a Orbetello e Burano. Nei primi anni Settanta, con quella che è stata chiamata “Operazione San Francesco”, abbiamo avviato, insieme al Parco Nazionale d’Abruzzo, come allora si chiamava, una serie di attività di studio, di coinvolgimento delle popolazioni e di pressione sui decisori politici che ha dato un contributo fondamentale alla tutela di questa specie: allora ne esistevano pochi individui, solo in Abruzzo e in Calabria, oggi ha riconquistato l’Appennino e non solo. Negli anni Ottanta abbiamo promosso la “sfida del 10%”, da cui sono scaturite norme come la legge quadro sulle aree protette, così come la nascita di nuovi parchi. Dagli anni Novanta, invece, il WWF partecipa attivamente ai negoziati internazionali, come il Summit della Terra di Rio de Janeiro del 1992.

Gli ultimi anni, invece, da cosa sono stati caratterizzati?
Dalle campagne contro la plastica, per la tutela degli impollinatori, per una pesca sostenibile e a difesa delle foreste, così come dalla battaglia per l’ambiente in Costituzione e per normative come la Nature Restoration Law: la priorità oggi è tutelare il 30% delle aree marine e terrestri entro il 2030 e riportare in salute almeno il 20% degli ecosistemi degradati.

Quanti siete oggi e che rapporto avete con le istituzioni?
Siamo presenti in tutta Italia con strutture locali, oasi, delegati regionali e guardie ambientali. Abbiamo inoltre oltre 100.000 iscritti e simpatizzanti che ci sostengono e alcune migliaia di attivisti che presidiano i territori, lavorano nelle oasi o come guardie ambientali. Con le istituzioni cerchiamo sempre di collaborare, così come con le aziende, perché ci rendiamo conto che il cambiamento va fatto insieme. Molte aziende stanno cambiando, le istituzioni meno: non sempre ci ascoltano. Di nuovo, cito il disegno di legge sulla caccia.

Che ne pensa?
È una proposta che trovo allucinante, in particolare in un Paese nel quale la stragrande maggioranza dei cittadini non ama la caccia. Se dovesse essere approvata, porterà senz’altro a una procedura d’infrazione europea. Stiamo facendo di tutto per fermarla, anche perché è in contrasto persino con la Costituzione, ma anche con il buon senso: se consenti di sparare dappertutto, il rischio di incidenti diventa elevatissimo, anche per chi non è cacciatore e vorrebbe potersi godere una passeggiata nella natura senza rischiare di finire impallinato.

Come valuta il rapporto tra questa destra e l’ambiente? In altri Paesi europei l’ecologia non ha colore
Il problema climatico è un problema serissimo ed è quindi drammatico che esponenti dello Stato siano negazionisti e neghino la scienza. Dire che il caldo c’è sempre stato o che non è un problema significa non avere consapevolezza di ciò che sta accadendo e quindi non avere alcuna capacità di rispondere con una programmazione seria a un problema immenso e mondiale, che non si può trascurare per motivi elettorali. La politica ha lo sguardo corto, ci vorrebbe una visione di lungo termine, strategica e ultradecennale, per uscire dai combustibili fossili e potenziare le rinnovabili.

A suo avviso, tornare a parlare di fauna in pericolo può avvicinare le persone al tema ambientale più della crisi climatica?
In realtà i due aspetti sono estremamente connessi. La crisi della biodiversità, causata dal clima e dai nostri comportamenti, crea immensi problemi all’uomo: pensiamo all’alimentazione o alla crisi degli impollinatori. La questione climatica è forse più facilmente avvertibile, ma anche qui le cose vanno spiegate: ad esempio non è vero che c’è meno acqua di prima in Italia. La quantità di pioggia è la stessa, ma cade in modo diverso, concentrandosi in pochissimi giorni e creando problemi enormi. In generale c’è un principio tanto semplice quanto ignorato che dovremmo far capire a tutti.

Quale?
Prevenire è molto meglio che curare. Se riuscissimo davvero a smettere di consumare suolo e di costruire in zone a rischio avremmo vantaggi evidenti; se cominciassimo a depavimentare e a creare aree urbane verdi (in questo senso il Pnrr è stata un’occasione sprecata), le temperature nelle città si abbasserebbero. Si potrebbe fare molto, se lo si volesse. È, come sempre, una questione di volontà politica.

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