“Le nonne che fanno la pasta in vetrina sono la nuova astuta trappola per i turisti”: la stoccata del Washington Post contro Roma
“Le nonne che fanno la pasta in vetrina sono la nuova trappola per i turisti”. Il Washington Post ci va giù duro con Roma. In un lungo reportage su ciò che accade turisticamente nel centro storico della Capitale, la giornalista Natalie B. Compton, ha criticato ferocemente “le nonne che fanno la pasta in vetrina”, definendole “un’astuta trappola per turisti”.
Non che il fenomeno esista solo a Roma (basta girare per Firenze e Bologna, ad esempio) ma questa nuova tendenza con signore anziane che impastano e stendono la sfoglia per poi farne fettuccine è una pratica infingarda e diffusa di marketing a favore di passanti e smartphone. Come riporta il Messaggero “secondo il quotidiano statunitense, le lavoratrici dietro il vetro spesso non sono affatto nonne, ma figuranti che svolgono un doppio e calcolato ruolo, fungendo contemporaneamente da addette alla produzione culinaria e da irresistibile elemento scenografico per catturare l’attenzione dei visitatori stranieri a caccia di un’illusoria autenticità italiana”. Sempre sul giornale romano vengono riportati pareri favorevoli e contrari su questa nuova moda della pasta in diretta: la scrittrice ed esperta di cibo Katie Parla lo ha definito “geniale”; più critica è invece la nota guida gastronomica Sophie Minchilli che liquida questa iniziativa come “puro teatro che nulla ha a che fare con la vera tradizione culinaria”.
Ultimo dato, identico peraltro in ogni città che ha le nonnine impastatrici in vetrina: i ristoranti che le ospitano, a differenza delle tradizionali trattorie romane, non si fermano per la pausa del pomeriggio ma fanno orario continuato istigando a una consumazione di cibo 24/7. Last but not least, c’è anche chi tra esperti culinari della capitale ricorda che per carbonara, gricia, amatriciana la ricetta originale vuole tassativamente pasta secca. La replica di chi è stato chiamato in causa, come Marcello Bettozzi, proprietario della catena Come ‘na Vorta, non è mancata. Bettozzi ha infatti ammesso apertamente che l’esposizione delle sfogline “risponde a una precisa logica di marketing”, ma che non si tratta affatto di un espediente ingannevole.
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