Le Piscine di Salomone minacciate da Israele: ora i coloni vogliono impossessarsi del grande bacino idrico palestinese

Il piano d’occupazione israeliano della Cisgiordania segue da decenni una strategia consolidata: occupare più territori possibili e rendere inabitabili quelli che, invece, non sono controllati. In questo disegno neocoloniale si inserisce anche la politica di sfruttamento e controllo integrale delle risorse idriche dei Territori Occupati. Ultimo obiettivo di questo piano per cacciare la popolazione palestinese dalle proprie case è il bacino idrico delle Piscine di Salomone, sotto il controllo palestinese come stabilito dai secondi Accordi di Oslo del 1995 ma che oggi il ministro colono delle Finanze, Bezalel Smotrich, minaccia di violare.

In realtà, si tratta di più di una semplice minaccia. Gruppi di coloni, sostenuti come al solito dalle Forze di difesa israeliane (Idf), hanno intensificato la loro presenza intorno al bacino idrico che risale al II secolo a.C. e che è diventato uno dei principali complessi dell’antichità per il rifornimento d’acqua a Gerusalemme. Un sistema sviluppato dai Romani, poi perfezionato dagli Ottomani e, infine, dai britannici. Oggi il sito è una importante risorsa controllata dai palestinesi che la utilizzano come luogo di relax per la popolazione locale e quella in arrivo dalla vicina Betlemme.

Le prime avvisaglie di pericolo sono arrivate a maggio, quando Smotrich, in compagnia del politico e colono estremista Zvi Sukkot, ha fatto allontanare le persone che stavano facendo il bagno con l’aiuto della polizia, rivendicando l’autorità sulle Piscine di Salomone. Un’azione che ha legittimato e dato il via ad altre numerose incursioni dei coloni, fino a quella del 10 luglio, con le Idf che hanno sparato lacrimogeni contro i bambini che stavano facendo il bagno nel bacino.

Le azioni israeliane non solo violano, come tutte quelle nei Territori Occupati, il diritto internazionale, ma anche il secondo Accordo di Oslo del 1995, nell’ambito del quale si decise che le Piscine di Salomone dovessero rientrare nella più ampia area di Betlemme, classificata come Area A, sotto il controllo civile e di polizia palestinese. Queste violazioni, quindi, rappresentano un attacco diretto all’Autorità nazionale palestinese (Anp). “Stiamo lavorando sodo per riparare i terribili danni causati dal disastro degli Accordi di Oslo”, ha dichiarato Smotrich lasciando intendere che nessuna intesa internazionale del passato può fermare gli intenti espansionistici del governo guidato da Benjamin Netanyahu. Un biglietto da visita che attirerà l’attenzione dell’elettorato più nazionalista in vista delle imminenti elezioni.

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